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mercoledì 31 gennaio 2018

J. Swift Una modesta proposta

UNA MODESTA PROPOSTA

Proponiamo la lettura integrale di una breve opera di J. Swift. Scritta nel 1729, Una modesta proposta mira a "impedire che i bambini irlandesi siano a carico dei loro genitori o del loro paese" e a "renderli utili alla comunità". Un evidente spunto che certamente sarà utile all'attuale sistema liberista per impiegare i tanti poveri che gravano sulle spalle del Sistema.

 

J. Swift, Una modesta proposta

 

È cosa ben triste, per quanti passano per questa grande città o viaggiano per il nostro Paese, vedere le strade, sia in città, sia fuori, e le porte delle capanne, affollate di donne che domandano l'elemosina seguite da tre, quattro o sei bambini tutti vestiti di stracci, e che importunano cosí i passanti. Queste madri, invece di avere la possibilità di lavorare e di guadagnarsi onestamente da vivere, sono costrette a passare tutto il loro tempo andando in giro ad elemosinare il pane per i loro infelici bambini, i quali, una volta cresciuti, diventano ladri per mancanza di lavoro, o lasciano il loro amato Paese natio per andarsene a combattere per il pretendente al trono di Spagna, o per offrirsi in vendita ai Barbados.

Penso che tutti i partiti siano d'accordo sul fatto che tutti questi bambini, in quantità enorme, che si vedono in braccio o sulla schiena o alle calcagna della madre e spesso del padre, costituiscono un serio motivo di lamentela, in aggiunta a tanti altri, nelle attuali deplorevoli condizioni di questo Regno; e, quindi, chiunque sapesse trovare un metodo onesto, facile e poco costoso, atto a rendere questi bambini parte sana ed utile della comunità, acquisterebbe tali meriti presso l'intera società, che gli verrebbe innalzato un monumento come salvatore del paese.

Io tuttavia non intendo preoccuparmi soltanto dei bambini dei mendicanti di professione, ma vado ben oltre: voglio prendere in considerazione tutti i bambini di una certa età, i quali siano nati da genitori in realtà altrettanto incapaci di provvedere a loro, di quelli che chiedono l'elemosina per le strade.

Per parte mia, dopo aver riflettuto per molti anni su questo tema importante ed aver considerato attentamente i vari progetti presentati da altri, mi son reso conto che vi erano in essi grossolani errori di calcolo. é vero, un bambino appena partorito dalla madre può nutrirsi del suo latte per un intero anno solare con l'aggiunta di pochi altri alimenti, per un valore massimo di spesa non eccedente i due scellini, somma sostituibile con l'equivalente in avanzi di cibo, che la madre si può certamente procurare nella sua legittima professione di mendicante; ma è appunto quando hanno l'età di un anno che io propongo di provvedere a loro in modo tale che, anziché essere di peso ai genitori o alla parrocchia, o essere a corto di cibo e di vestiti per il resto della vita, contribuiranno invece alla nutrizione e in parte al vestiario di migliaia di persone.

Un altro grande vantaggio del mio progetto sta nel fatto che esso impedirà gli aborti procurati e l'orribile abitudine, che hanno le donne, di uccidere i loro bambini bastardi; abitudine, ahimè, troppo comune fra di noi; si sacrificano cosí queste povere creature innocenti, io credo, piú per evitare le spese che la vergogna, ed è cosa, questa, che muoverebbe a lacrime di compassione anche il cuore piú barbaro ed inumano.

Di solito si calcola che la popolazione di questo Regno sia attorno al milione e mezzo, ed io faccio conto che, su questa cifra, vi possano essere circa duecentomila coppie, nelle quali la moglie sia in grado di mettere al mondo figli; da queste tolgo trentamila, che sono in grado di mantenere i figli, anche se temo che non possano essere tante, nelle attuali condizioni di miseria; ma, pur concedendo questa cifra, restano centosettantamila donne feconde. Ne tolgo ancora cinquantamila, tenendo conto delle donne che non portano a termine la gravidanza o che perdono i bambini per incidenti o malattia entro il primo anno. Restano, nati ogni anno da genitori poveri, centoventimila bambini. Ed ecco la domanda: come è possibile allevare questa moltitudine di bambini, e provvedere loro? Come abbiamo già visto, nella situazione attuale questo è assolutamente impossibile, usando tutti i metodi finora proposti. Infatti non possiamo impiegarli né come artigiani, né come agricoltori, perché noi non costruiamo case (intendo dire in campagna), né coltiviamo la terra; ed essi possono ben di rado guadagnarsi da vivere rubando finché non arrivano all'età di sei anni, salvo che non posseggano doti particolari; anche se, lo debbo ammettere, imparano i rudimenti molto prima di quell'età. Ma in questo periodo essi possono essere considerati propriamente solo degli apprendisti, come mi ha spiegato un personaggio eminente della contea di Cavan; il quale appunto mi ha dichiarato che non gli capitò mai di imbattersi in piú di uno o due casi al di sotto dell'età di sei anni, pur in una parte del Regno tanto rinomata per la precocità in quest'arte.

I nostri commercianti mi hanno assicurato che i ragazzi e le ragazze al disotto dei dodici anni non costituiscono merce vendibile, e che anche quando arrivano a questa età non rendono piú di tre sterline o, al massimo, tre sterline e mezza corona, al mercato; il che non può recar profitto né ai genitori né al Regno, dato che la spesa per nutrirli e vestirli, sia pure di stracci, è stata di almeno quattro volte superiore.

Io quindi presenterò ora, umilmente, le mie proposte che, voglio sperare, non solleveranno la minima obiezione.

Un Americano, mia conoscenza di Londra, uomo molto istruito, mi ha assicurato che un infante sano e ben allattato all'età di un anno è il cibo piú delizioso, sano e nutriente che si possa trovare, sia in umido, sia arrosto, al forno, o lessato; ed io non dubito che possa fare lo stesso ottimo servizio in fricassea o al ragú.

Espongo allora alla considerazione del pubblico che, dei centoventimila bambini già calcolati, ventimila possono essere riservati alla riproduzione della specie, dei quali sono un quarto maschi, il che è piú di quanto non si conceda ai montoni, ai buoi ed ai maiali; ed il motivo è che questi bambini sono di rado frutto del matrimonio, particolare questo che i nostri selvaggi non tengono in grande considerazione, e, di conseguenza, un maschio potrà bastare a quattro femmine. I rimanenti centomila, all'età di un anno potranno essere messi in vendita a persone di qualità e di censo in tutto il Regno, avendo cura di avvertire la madre di farli poppare abbondantemente l'ultimo mese, in modo da renderli rotondetti e paffutelli, pronti per una buona tavola. Un bambino renderà due piatti per un ricevimento di amici; quando la famiglia pranzerà da sola, il quarto anteriore o posteriore sarà un piatto di ragionevoli dimensioni e, stagionato, con un po' di pepe e sale, sarà ottimo bollito al quarto giorno, specialmente d'inverno.

Ho calcolato che, in media, un bambino appena nato venga a pesare dodici libbre e che in un anno solare, se nutrito passabilmente, arrivi a ventotto.

Ammetto che questo cibo verrà a costare un po' caro, e sarà quindi adattissimo ai proprietari terrieri, i quali sembra possano vantare il maggior diritto sui bambini, dal momento che hanno già divorato la maggior parte dei genitori.

La carne di bambino sarà di stagione per tutta la durata dell'anno, ma sarà piú abbondante in marzo, e un po' prima dell'inizio e dopo la fine di quel mese. Ci informa infatti un autore serissimo [Rabelais], eminente medico francese, che, essendo il pesce una dieta favorevole alla prolificità, nei paesi cattolici ci sono piú bambini nati circa nove mesi dopo la Quaresima di quanti non ce ne siano in qualunque altro periodo dell'anno; di conseguenza, un anno dopo la Quaresima il mercato sarà piú fornito del solito, perché il numero dei bambini dei Papisti è almeno di tre contro uno, in questo paese; ricaveremo quindi parallelamente un altro vantaggio, quello di far diminuire il numero dei Papisti in casa nostra.

Ho già calcolato che il costo di allevamento per un infante di mendicanti (nella quale categoria faccio entrare tutti i contadini, i braccianti ed i quattro quinti dei mezzadri) è di circa due scellini all'anno, stracci inclusi; ed io penso che nessun signore si lamenterà di pagare dieci scellini il corpo di un bambino ben grasso che, come ho già detto, può fornire quattro piatti di ottima carne nutriente per quando abbia a pranzo qualche amico di gusti difficili, da solo o con la famiglia. Il proprietario di campagna imparerà cosí ad essere un buon padrone ed acquisterà popolarità fra gli affittuari, la madre avrà dieci scellini di profitto netto e sarà in condizione di lavorare finché genererà un altro bambino.

I piú parsimoniosi (ed io confesso che la nostra epoca ne ha bisogno) potrebbero scuoiare il corpo, la cui pelle, trattata artificialmente, dà meravigliosi guanti per signora e stivaletti estivi per signori eleganti.

Per quanto concerne la nostra città di Dublino, nelle parti piú acconce, potrebbero apprestarsi mattatoi per codesta bisogna; e possiamo star certi che non mancheranno i macellai; anche se io vorrei raccomandare di comperar vivi i bambini e di prepararli caldi, appena finito di usare il coltello, come si fa per arrostire i maiali.

Una degnissima persona, che ama veramente il suo Paese, e le cui virtú tengo in grande considerazione, si compiacque di recente, parlando di questo argomento, di suggerire un perfezionamento al mio progetto. Egli diceva che, dal momento che molti gentiluomini del Regno in questi ultimi tempi hanno distrutto la selvaggina, pensava che sarebbe stato possibile ovviare alla mancanza di cacciagione procurando corpi di giovinetti e fanciulle non al di sopra dei quattordici anni e non al di sotto dei dodici: dato che tanto sono quelli, sia dell'uno che dell'altro sesso, che sono avviati a morire di fame per mancanza di lavoro o di assistenza: ed i genitori, se ancora in vita, oppure i parenti piú prossimi, sarebbero ben lieti di liberarsi di loro. Tuttavia, pur con tutta la deferenza per un cosí eccellente amico e per un patriota di tanto merito, non posso essere completamente d'accordo con lui. Per quanto riguarda i maschi, un Americano di mia conoscenza, che ha avuto modo di farne esperienza frequente, mi ha assicurato che la carne era generalmente magra e coriacea come quella dei nostri scolari, a cagione del troppo esercizio fisico, e che il sapore era sgradevole e non valeva la pena di ingrassarli. Per quanto riguarda le femmine poi, io sono umilmente del parere che in questo modo si procurerebbe un danno alla comunità intera, perché tra breve esse sarebbero divenute feconde. D'altra parte non improbabile che persone scrupolose possano criticare severamente una pratica di questo genere (benché del tutto ingiustamente, com'è ovvio), considerandola come qualcosa che rasenti la crudeltà; e confesso che, nel caso mio, questa è sempre stata la piú forte obiezione ad ogni progetto, anche se presentato con le migliori intenzioni.

Ma debbo dire, a giustificazione del mio amico, che egli mi confessò che questo espediente gli fu suggerito dal famoso Salmanazar, nativo dell'isola di Formosa, il quale venne a Londra piú di venti anni fa e, parlando con lui, gli disse che al suo Paese, quando accadeva che qualche giovane fosse condannato a morte, il boia vendeva il cadavere a qualche personaggio importante, come leccornia di prima qualità, e che, ai suoi tempi, il corpo di una ragazza paffutella sui quindici anni, che era stata crocifissa per tentato avvelenamento del re, era stato venduto al primo ministro di Sua Maestà Imperiale e ad altri grandi mandarini della corte, a fette, appena tolta dalla forca, per quattrocento corone. Effettivamente, non posso negare che se si facesse la stessa cosa con parecchie ragazze ben nutrite di questa città, le quali, senza un soldo in loro possesso, non vanno fuori di casa se non in portantina, e si fanno vedere a teatro ed alle riunioni coperte di abiti vistosi venuti dall'estero, che non saranno mai loro a pagare, il Regno non andrebbe certo avanti peggio di ora.

Alcune persone, portate allo scoraggiamento, si preoccupano molto della grande quantità di poveri in età avanzata, ammalati e storpi, e mi si è chiesto di indirizzare le mie riflessioni alla ricerca di metodi atti a sollevare la nazione di un peso tanto gravoso. Però questa faccenda non mi preoccupa punto, perché è noto che muoiono e vanno in putrefazione ogni giorno per freddo e fame, per la sporcizia ed i pidocchi, con una rapidità che si può considerare ragionevole. Quanto ai braccianti piú giovani, va detto che la loro attuale situazione non offre maggiori speranze. Non possono trovare lavoro e, di conseguenza, deperiscono per mancanza di nutrizione, a tal segno che, se viene loro affidato un qualsiasi comune lavoro, non sono in grado di farlo: e cosí il Paese e loro stessi vengono ad essere felicemente liberati dei mali a venire.

La digressione è stata troppo lunga, e quindi ora torno al mio argomento. Io ritengo che i vantaggi offerti dalla mia proposta siano molti e piú che evidenti, ed anche della massima importanza.

Primo: come ho già osservato, diminuirebbe enormemente il numero dei Papisti dai quali siamo infestati annualmente, dato che, nella nazione, sono quelli che fanno piú figli, oltre ad essere i nostri nemici piú pericolosi; e se restano in Patria, lo fanno di proposito, per consegnare il Regno al Pretendente, sperando di trarre vantaggio dall'assenza di tanti buoni protestanti, che hanno preferito abbandonare il loro Paese piuttosto che starsene a casa a pagare le decime contro coscienza ad un coadiutore del vescovo.

Secondo: i poveri affittuari avranno dei beni di loro proprietà che, per legge, potranno essere resi suscettibili di sequestro ed aiutare a pagare l'affitto al padrone, dal momento che grano e bestiame sono già stati confiscati ed il denaro è cosa del tutto sconosciuta.

Terzo: previsto che il mantenimento di circa centomila bambini dai due anni in su non può essere calcolato di un costo inferiore a dieci scellini l'anno per ogni capo, il patrimonio della nazione aumenterà in questo modo di cinquantamila sterline l'anno, senza tener conto della nuova pietanza introdotta nelle mense di tutti i signori del Regno che siano di gusti raffinati; ed il denaro circolerà fra di noi, essendo l'articolo completamente di nostra produzione e lavorazione.

Quarto: i produttori regolari, oltre al guadagno di otto scellini buoni, ottenuti annualmente con la vendita dei bambini, si libereranno del peso di mantenerli dopo il primo anno di età.

Quinto: questa nuova pietanza porterà anche molti consumatori alle taverne, e gli osti avranno certamente la precauzione di procurarsi le migliori ricette per prepararla alla perfezione; quindi i loro locali saranno frequentati da tutti i signori di rango, che giustamente vengono valutati in base alla conoscenza che hanno della buona cucina; ed un cuoco esperto, che sappia come conquistarsi il favore della clientela, farà in modo di mantenere un prezzo che li saprà soddisfare.

Sesto: si avrebbe un grande incoraggiamento al matrimonio, che tutte le nazioni di buon senso hanno cercato di favorire con premi, o imposto con leggi ed ammende. Aumenterebbe la cura e la tenerezza delle madri per i bambini, quando fossero sicure di una sistemazione certa sin dall'inizio, e procurata in qualche modo dalla comunità a loro annuo profitto, anziché, a loro carico; e ben presto avremmo modo di vedere un'onesta emulazione fra le donne sposate nel portare al mercato il bambino piú grasso. Gli uomini, durante la gravidanza della moglie, le sarebbero affezionati tanto quanto lo sono ora alla cavalla, alla mucca o la scrofa prossima a figliare, né la minaccerebbero di pugni e di calci (cosa purtroppo frequente nella pratica), per timore di un aborto.

Potrebbero elencarsi molti altri vantaggi. Ad esempio, l'aumento di qualche migliaio di esemplari nella nostra esportazione di manzo in barile, la maggior diffusione della carne di porco, ed un miglioramento nell'arte di fare il buon prosciutto che si trova in quantità tanto scarsa a cagione del grande consumo che facciamo di maialini da latte, una pietanza troppo frequente nelle nostre mense che tuttavia non è neppure alla lontana paragonabile, sia per il sapore sia per la figura che fa, a quella fornita da un bambino di un anno, grasso e ben pasciuto: il quale, arrostito intero, farà una splendida figura alla festa del sindaco della città o a qualsiasi altro ricevimento pubblico. Ma questo ed altro voglio tralasciare, preoccupandomi di esser conciso.

Supponendo che mille famiglie in questa città comperino costantemente carne di bambino, in aggiunta ad altri che potrebbero acquistarla in liete circostanze, particolarmente per i matrimoni e per i battesimi, calcolo che Dublino consumerebbe annualmente circa ventimila esemplari, ed il resto del Regno (in cui probabilmente verrebbe venduta ad un prezzo lievemente inferiore) i rimanenti ventimila.

Io non prevedo obiezione possibile alla mia proposta, a meno che non si insista nel dire che la popolazione del Regno in questo modo dimunuirebbe notevolmente. Lo ammetto ben volentieri, ed è questo, di fatto, uno degli scopi principali della mia proposta. Prego il lettore di osservare che il mio rimedio è destinato soltanto ed unicamente a questo Regno d'Irlanda e a nessun altro che sia mai esistito, che esista o abbia ad esistere nel futuro sulla terra. Che quindi non mi si parli di altri espedienti: di tassare di cinque scellini la sterlina i proprietari che non si curano delle loro terre; di non usare abiti o mobili di casa che non siano di nostra produzione e lavorazione; di respingere tutti i materiali e gli strumenti che favoriscano il lusso straniero; di guarire le nostre donne dalla mania delle spese che fanno per orgoglio, vanità, pigrizia e passione del gioco; di introdurre una vena di parsimonia, prudenza e temperanza; di imparare ad amare il nostro Paese, cosa in cui siamo diversi persino dai Lapponi e dagli abitanti di Topinambu; di abbandonare la nostra animosità e la faziosità, e di non comportarci piú come gli Ebrei, che si scannavano l'un l'altro persino nel momento in cui la loro città veniva presa; di stare un po' piú attenti a non vendere il nostro Paese e la nostra coscienza per niente; di insegnare ai proprietari ad avere almeno un po' di pietà per i loro affittuari. Infine, di far entrare un po' di onestà, di operosità e di capacità nello spirito dei nostri bottegai i quali, se potesse ora esser presa la decisione di comprare soltanto merce nostra, si unirebbero immediatamente per imbrogliarci e ricattarci sul prezzo, sulla misura e sulla qualità, né si sono mai potuti indurre a fare qualche proposta commerciale onesta e decente, nonostante siano stati spesso e calorosamente invitati.

Pertanto, ripeto, che nessuno venga a parlarmi di questi espedienti o di altri del genere, finché non abbia almeno un barlume di speranza che vi possa essere qualche generoso e sincero tentativo di metterli in pratica.

Quanto a me, stanco com'ero di offrirvi utopie inutili ed oziose, alla fine disperavo ormai del successo: quando per fortuna mi è venuta in mente questa proposta che, essendo interamente nuova, presenta alcunché di solido e di concreto, è di nessuna spesa e di poco disturbo, rientra pienamente nelle nostre possibilità di attuazione, e non fa correre il rischio di recar torto all'Inghilterra. Infatti questo tipo di merce non tollera l'esportazione, perché la carne è di consistenza troppo tenera per consentire una lunga durata nel sale; anche se forse io potrei nominare un Paese che sarebbe ben contento di mangiarsi per intero tutta la nostra nazione anche senza questo condimento.

Dopo tutto, non sono cosí tenacemente avvinto alla mia idea da rifiutare qualsiasi proposta che venga fatta da persone di buon senso, che sia altrettanto innocente, facile da mettersi in pratica, efficace e di poco costo. Ma prima che qualcosa del genere venga presentato in concorrenza con il mio progetto, offrendo qualcosa di meglio, desidero che l'autore, o gli autori, abbiano la cortesia di ponderare a lungo due punti. Primo: stando le cose come stanno, come potranno trovare cibo e vestiti per centomila bocche e spalle inutili. Secondo: esiste in questo Regno circa un milione di creature in sembianze umane, le quali, pur mettendo insieme tutti i loro mezzi di sussistenza, resterebbero con un debito di due milioni di sterline; mettiamo i mendicanti di professione insieme con la massa di agricoltori, braccianti e giornalieri che, con le loro donne ed i bambini, sono mendicanti di fatto: ed io invito quei politici, ai quali non garba il mio progetto, e che forse avranno il coraggio di azzardare una risposta, ad andare a chiedere prima di tutto ai genitori di questi mortali se non pensino, oggi come oggi, che sarebbe stata una grande fortuna quella di essere andati in vendita come cibo di qualità all'età di un anno, alla maniera da me descritta, evitando cosí tutta una serie di disgrazie come quelle da loro patite, per l'oppressione dei padroni, l'impossibilità di pagare l'affitto senza aver denaro o commerci di qualche sorta, la mancanza dei mezzi piú elementari di sussistenza, di abitazione e di abiti per ripararsi dalle intemperie, con la prospettiva inevitabile di lasciare per sempre in eredità alla loro discendenza questi medesimi triboli, se non peggiori.

Dichiaro con tutta la sincerità del mio cuore che non ho il minimo interesse personale a cercar di promuovere quest'opera necessaria e che non sono mosso da altro motivo che il bene generale del mio Paese, nel miglioramento dei nostri commerci, nell'assistenza ai piccoli e l'aiuto ai bisognosi, e nella possibilità di offrire qualche piacevole passatempo agli abbienti. Io non ho bambini dai quali posso propormi di ricavare qualche soldo: il piú piccolo ha nove anni, e mia moglie ha ormai passata l'età di averne ancora

lunedì 29 gennaio 2018

La BCE: padrona delle nostre vite

SI RINGRAZIA L'AMICO FRANCO ANTONIO CORRADO PER LA CONDIVISIONE

Se avete voglia di apprendere qualcosa e fare una scelta più consapevole, vi allego, qui di seguito il vero ruolo della BCE, quale governace della nostra vita quotidiana e quale soggetto di unico riferimento "Costituzionale" della U E.

Ovviamente non vi sarà difficile comprendere i perché che ci costringono ad essere una Società ultra ingessata, supposto che l'Italia, oltre a non avere una banca Centrale propria, non possiede neppure una banca di credito Partecipata dallo Stato.

A differenza della Germania che ne ha il 47% e della Francia che di banche di credito a partecipazione pubblica ne ha il 33% del totale.
"Buona lettura"

Il Ruolo della BCE
nella crisi del debito sovrano europeo "Se fallisce l'euro, fallisce l'Europa". Con queste parole il Cancelliere tedesco Angela Merkel ha riassunto il significato politico, prima ancora che economico, della moneta unica per il processo di integrazione europea. La possibile implosione dell'Unione economica e monetaria sotto il peso di un default a catena di diversi Stati membri ha richiesto l'adozione di una serie di misure volte a garantire la "stabilità finanziaria" (non economica) della zona euro. La Banca centrale europea, grazie alla sua vocazione federale, è stata l'istituzione che meglio ha saputo affrontare l'emergenza economica e finanziaria servendosi di tutti gli strumenti idonei a sua disposizione per garantire la sopravvivenza dell'unione monetaria. Tale responsabilità ha obbligato la BCE ad emanciparsi dal ruolo originariamente assegnatole dai Trattati e diventare un nuovo motore del processo di integrazione "politica europea".

Gli interventi della BCE nella prima fase della crisi.
Allo scoppio della crisi del debito sovrano, la BCE era già impegnata a gestire gli effetti della crisi finanziaria globale iniziata negli Stati Uniti nel 2007. Gli sforzi volti a fornire liquidità straordinaria al sistema finanziario sono d'un tratto divenuti insufficienti quando alcuni Stati membri hanno perso la capacità di finanziarsi sui mercati internazionali a causa sia della pregressa cattiva gestione dei loro conti pubblici, sia dei gravi costi di salvataggio del loro sistema bancario. Il rischio di default multipli causati dalla stretta interdipendenza tra gli Stati membri ha innescato una generale destabilizzazione dell'area euro. Mentre gli interessi sul debito pubblico degli Stati più deboli aumentavano fino a livelli insostenibili, il settore bancario europeo, che aveva fortemente investito nei bond degli Stati a rischio di fallimento, sprofondava in una crisi di liquidità e di fiducia ancora più grave. Si è innescato pertanto un circolo vizioso tra crisi del debito sovrano e crisi bancaria, che la speculazione finanziaria internazionale ha contribuito ad alimentare approfittando della debolezza strutturale della governance economica europea. L'assenza di un tesoro europeo in grado di garantire la stabilità del sistema finanziario nel suo complesso ha lasciato l'unione monetaria sostanzialmente vulnerabile alle singole debolezze degli Stati membri.

Davanti alle carenze del pilastro economico, la BCE è intervenuta adottando una serie di azioni di natura convenzionale e non convenzionale (Q. E.) per arginare gli effetti della crisi. Accanto alla riduzione progressiva del tasso di interesse sulla moneta unica, la Banca centrale ha approvato un enhanced credit support per il settore bancario e finanziario della zona euro al fine di sostenere le condizioni di finanziamento e i flussi di credito, alle banche private che di fatto sono divenute sussidiarie agli Stati della zona €uro.

Allo stesso tempo, davanti all'attacco speculativo al debito sovrano di diversi Stati membri, la BCE ha lanciato un ampio piano di acquisto di titoli di Stato sul mercato secondario. Nel maggio 2010 la BCE ha approvato il Securities Market Programme (SMP) del valore di 209 miliardi di euro. Anche se l'obbiettivo formale di questo programma era quello di "far fronte al malfunzionamento del mercato dei titoli e ripristinare un meccanismo di trasmissione della politica monetaria appropriato", il suo effetto principale è stato quello di arginare i costi di rifinanziamento per i paesi i cui bond erano venduti a tassi di interesse insostenibili sui mercati internazionali. 

La seconda fase: l'Outright Monetary Transactions e il Quantitative Easing.
In seguito all'introduzione nel marzo 2012 del Meccanismo europeo di stabilità (MES), in grado di fornire sostegno finanziario condizionato ai paesi in crisi, la BCE ha potuto sviluppare una politica più strutturata di acquisto di bond sul mercato secondario. Nel suo famoso discorso alla Global Investment Conference di Londra del 26 luglio 2012, il President e della Banca centrale europea Mario Draghi ha riaffermato l'irreversibilità della moneta unica ed ha dichiarato che nel rispetto del suo mandato la BCE avrebbe fatto tutto quello che era necessario per stabilizzare l'euro. Il significato di queste parole, che hanno subito sortito l'effetto di ridurre la speculazione abbassando il tasso di interesse sul debito pubblico, è diventato chiaro nel settembre 2012, quando la BCE ha istituito un nuovo piano di acquisto dei bond, le Outright Monetary Transactions (OMT). Questo programma segna un salto qualitativo nel ruolo che la Banca centrale europea è pronta a giocare per far fronte alla crisi del debito sovrano. Mentre il SMP era una misura temporanea con un limite massimo di risorse disponibili, l'OMT prevede invece l'acquisto illimitato di titoli di Stato di quei paesi che abbiano attivato un programma di sostegno finanziario condizionato nel quadro del MES. Pertanto la BCE sì è dichiarata pronta a fornire sostegno monetario illimitato a condizione che lo Stato beneficiario stia attuando un piano di aggiustamento macroeconomico sotto la supervisione europea e internazionale (e qui intendiamo chiaramente quale peso sulla vita sociale degli Stati in difficoltà possano avere avuto, "Fornero docet"). 

Anche in questo caso la BCE ha giustificato le OMT in base alla necessità di ristabilire il corretto funzionamento del meccanismo di trasmissione monetaria, che è in larga parte influenzato dal mercato dei titoli di Stato. Formalmente il piano di acquisto di titoli dei paesi in crisi servirebbe dunque ad assicurare le condizioni finanziarie minime per portare a termine le operazioni ordinarie di politica monetaria e per suo tramite anche quella Sociale. In realtà, le scelte della BCE sembrano ormai orientate a considerazioni più di fondo sulle cause della crisi del debito e la responsabilità che la Banca centrale deve assumersi per garantire la sopravvivenza della moneta unica. La BCE e il suo presidente sono infatti consapevoli che la crisi del debito ha cause essenzialmente endogene, ovvero dipende dalla frammentazione interna dell'unione economica, che resta priva di garanzie comuni sul debito e di un coordinamento efficace delle politiche di bilancio. La posta messa in gioco dalla crisi allora non è tanto la gestione regolare della politica monetaria, quanto la sopravvivenza stessa della moneta unica, che è stata seriamente messa in pericolo dalla speculazione finanziaria sui debiti degli Stati più deboli. Dato che se venisse meno la moneta non sarebbe nemmeno possibile gestire una politica monetaria, le preoccupazioni della BCE sono state volte a scongiurare la destabilizzazione finanziaria della zona euro con tutti gli strumenti a sua disposizione.

Questa nuova interpretazione del mandato della BCE sembra confermarsi anche alla luce delle misure di Quantitative Easing (QE) adottate nel gennaio 2015. Si tratta di un nuovo piano di acquisto delle obbligazioni emesse da tutti paesi della zona euro e dalle istituzioni europee per un totale di 60 miliardi di euro al mese fino almeno a settembre 2016. La BCE si accollerà una quota pari al 20% dei rischi di tale operazione, mentre il rimanente resterà in capo alle banche centrali nazionali dell'Eurosistema. Il programma è concepito per il perseguimento dell'obiettivo della stabilità dei prezzi, con abbassamento del costo del lavoro, in un contesto in cui l'economia europea soffre una prolungata stagnazione con pericolosi effetti deflattivi, che potrebbero innescare una nuova recessione economica. 

Posto che la BCE individua la stabilità dei prezzi in un tasso di inflazione sotto il 2% annuo, gli ingenti acquisti di titoli da parte della BCE dovrebbero allentare le condizioni monetarie e finanziarie, rendendo più facile l'accesso al finanziamento da parte di imprese e famiglie al fine di sostenere la ripresa degli investimenti, dei consumi e quindi dei prezzi. Anche in questo caso l'obbiettivo ufficiale del QE di evitare una spirale deflattiva lesiva della stabilità dei prezzi deve essere contestualizzato alla luce delle cause e dei rischi della perdurante crisi economica in cui si trova l'Europa. Infatti una ricaduta della zona euro in una nuova fase acuta di crisi potrebbe mettere nuovamente in pericolo la stabilità finanziaria dell'unione monetaria e la solidità della moneta unica. Poiché i governi europei non sono stati ancora in grado di rilanciare la crescita a livello continentale ed il consolidamento fiscale non è stato completato in molti Stati membri, la BCE ha voluto creare le condizioni monetarie ottimali per permettere una graduale stabilizzazione delle zona euro attraverso una crescita economica sostenuta dalla maggiore liquidità disponibile e un abbassamento dei tassi di interesse. Come ha auspicata il Presidente Mario Draghi al lancio del QE, toccherà evidentemente ai governi approfittare della situazione creata dalla BCE per rilanciare la ripresa economica tramite riforme strutturali e consolidare allo stesso tempo la loro finanza pubblica.

La legalità dell'operato della BCE.
Le nuove responsabilità che la BCE ha assunto nella gestione della crisi del debito hanno determinato una trasformazione del suo ruolo, che inevitabilmente ha sollevato numerose critiche, in particolare in relazione alle misure meno convenzionali, quali l'OMT e il QE. L'opposizione principale che viene mossa all'operato della BCE è che essa non perseguirebbe degli obbiettivi genuini di politica monetaria, ma intenda piuttosto sostenere le finanze di alcuni Stati membri, condividendo di fatto i rischi di insolvenza dei debiti pubblici nazionali all'interno dell'unione monetaria. Il dibattito sulla legalità dell'operato della BCE non riguarda solo l'ambito accademico, ma ha coinvolto ormai anche le Corti costituzionali. Infatti per la prima volta nella sua storia la Corte costituzionale tedesca (Bundesverfassungsgericht) ha sollevato una questione pregiudiziale davanti alla Corte europea di giustizia dopo aver ricevuto un ricorso da parte di un gruppo di cittadini tedeschi (Gauweiler e altri) che contestano la legalità delle OMT. I giudici di Karlsruhe hanno posto due questioni fondamentali alla Corte europea. Innanzitutto se le OMT possano essere considerate una misura di politica economica, piuttosto che di politica monetaria, e se per questo siano in contrasto con il mandato della BCE. 

In secondo luogo, se le OMT violino l'art. 123 TFUE che prevede il divieto per la BCE di fornire finanziamenti monetari agli Stati membri. La Corte tedesca ha posto tali quesiti al fine di comprendere se l'operato della BCE pregiudichi la natura di Stabilità dell'unione monetaria, condizione necessaria per la partecipazione della Germania alla moneta unica.
Nel gennaio 2015 l'Avvocato generale (AG), Cruz Villalón, ha pubblicato la sua opinione sulla questione pregiudiziale nel caso Gauweiler confermando in linea di massima la compatibilità delle Outright Monetary Transactions con i Trattati UE. Consapevole della giurisprudenza pregressa del Bundesverfassungsgerichtin materia di integrazione europea e delle sue preoccupazioni sulla legittimità delle misure adottate dalla BCE, l'AG ha richiamato il principio di leale cooperazione in base a cui la Corte europea deve ascoltare attentamente i dubbi sollevati nel ricorso pregiudiziale, mentre le Corti nazionali devono rispettare il giudizio del giudice europeo. Auspicando in questo modo che la Corte tedesca si conformi alla decisione della Corte, l'AG ha adottato un approccio argomentativo eclettico, ricorrendo sia all'interpretazione letterale, sia a quella teleologica delle norme del trattato, pur di dichiarare legittima l'istituzione delle OMT.

Per quanto riguarda la natura delle misure adottate dalla BCE l'AG ha confermato che esse costituiscono una strumento di politica monetaria e non economica. Come aveva già affermato la Corte di giustizia nel caso Pringle, l'unico parametro di distinzione tra queste politiche consiste nell'obbiettivo che esse intendono perseguire. Nel caso delle OMT, ferma l'ampia discrezionalità della Banca centrale nell'adempimento del suo mandato, la BCE ha voluto ristabilire il corretto funzionamento del meccanismo di politica monetaria pregiudicato dall'attacco speculativo al debito sovrano di alcuni di Stati membri. Secondo l'AG il vero obbiettivo delle OMT è pertanto quello di assicurare le condizioni che permettano alla BCE di sviluppare una politica monetaria orientata alla stabilità dei prezzi, non il sostegno economico agli Stati colpiti dalla crisi finanziaria. L'unica contaminazione possibile che le OMT potrebbero causare alla politica economica dipenderebbe dalla partecipazione della BCE all'adozione della politica di condizionalità richiesta dal Meccanismo europeo di stabilità. Il Trattato che istituisce il MES prevede infatti che le istituzioni internazionali (Commissione europea, BCE e FMI) e il governo che ha bisogno del sostegno finanziario stipulino di un memorandum of understanding che definisca un piano di aggiustamento macroeconomico a cui gli aiuti sono subordinati. Per questo motivo, secondo l'AG, nel caso di attivazione delle OMT, la BCE dovrà comunque prendere le distanze dall'operato della Troika (che così avrà mani libere per operare). Infine, anche se il Trattato riconosce alla Banca centrale la più ampia discrezionalità nel perseguimento dei suoi obiettivi di politica monetaria, la BCE dovrà comunque introdurre una regolamentazione dettagliata sulle condizioni e le modalità di applicazione delle OMT al fine di rispettare il principio di proporzionalità.

Per quanto riguarda la seconda questione relativa al divieto di finanziamenti monetari ex art. 123 TFUE, l'AG ha confermato che esso resta una regola fondamentale della governance economica europea in quanto assicura la stabilità dell'unione monetaria. Per questo motivo è necessaria un'applicazione restrittiva e non formalistica della norma che non si basi sulla semplice constatazione che l'acquisto dei titoli avviene sul mercato secondario e non su quello primario, come vietato dal Trattato. L'AG, pur essendo consapevole dell'incompatibilità potenziale delle OMT con l'art. 123 TFUE, nega l'esistenza di un contrasto con il Trattato a patto che l'acquisto dei bond avvenga dopo che si sia formato un prezzo di mercato del titolo: "any implementation of the OMT programme must, if the substance of Article 123 TFUE is to be complied with, ensure that there is a real opportunity, even in the special circumstances in issue here, for a market price to form in respect of the government bonds concerned, in such a way that there continues to be a real difference between a purchase of bonds on the primary market and their purchase on the secondary market". In questo modo l'operato della BCE non minerebbe la disciplina fiscale degli Stati poiché gli acquisti di bond non avverrebbero a condizioni eccessivamente più vantaggiose per gli Stati bisognosi di finanziarsi sul mercato, "quindi un aiuto a rendere nel bisogno, che produrrebbe ancora più bisogno. L'OMT manterrebbe così la sua natura di politica monetaria volta a ristabilire le condizioni finanziarie necessarie al perseguimento della stabilità dei prezzi, evitando di trasformarsi in un vero finanziamento monetario delle finanze pubbliche degli Stati.

Verso una definizione più precisa della responsabilità della BCE a salvaguardia della moneta unica.
L'opinione dell'Avvocato generale è solo parzialmente convincente. Come aveva già fatto la Corte di giustizia nel caso Pringle, l'AG ha difeso la tenuta dell'ordinamento giuridico europeo ponendo una serie di condizioni all'operato della BCE al fine di garantire comunque la sua legittimità. Anche questa opinione si inserisce dunque nel processo di legittimazione giurisprudenziale della riforma dell'Unione economica e monetaria necessaria per consolidare la tenuta dell'eurozona. L'efficacia del sostegno che la Corte europea e gli Avvocati generali stanno dando al processo riformatore dipende comunque dalla forza delle loro argomentazioni giuridiche. In questo caso l'analisi dell'AG presenta numerosi elementi di analisi condivisibili, ma non ha preso in considerazione la portata dell'azione BCE nel suo complesso ovvero i rischi reali che l'unione monetaria sta percorrendo. Al posto di rammendare i piccoli strappi del quadro giuridico europeo che il processo di trasformazione in corso sta inevitabilmente causando, il giudice europeo dovrebbe adottare un approccio più sostanziale che prenda in considerazioni gli obiettivi di fondo del Trattato e l'insostenibile asimmetria tra l'Unione economica e quella monetaria.

Come abbiamo già affermato, lo scoppio della crisi del debito sovrano ha scosso la solidità dell'intera UEM. Il vero obiettivo della speculazione finanziaria non era infatti la resistenza dei singoli Stati membri, ma della moneta unica come progetto politico. Anche se la BCE ha formalmente agito per garantire il corretto funzionamento del meccanismo di trasmissione monetaria, in realtà il suo obiettivo era più ambizioso. Dal momento che la governance economica non permetteva di intervenire con tempistiche e politiche adeguate, la Banca centrale si è permessa di agire con tutti gli strumenti a sua disposizione al fine di proteggere la moneta unica. Questa assunzione di responsabilità ha sicuramente richiesto un'emancipazione dalla lettera del Trattato. Se è condivisibile l'opinione dell'AG che conferma la natura monetaria delle OMT, gli argomenti usati per confutare la presenza di finanziamenti monetari occulti sono alquanto deboli. E' infatti improbabile che la BCE acquisti titoli di Stato dopo che si sia formato un prezzo di mercato. Al contrario le OMT sono state inventate proprio perché il prezzo che il mercato chiedeva per l'acquisto dei bond era diventato eccessivo e insostenibile per le finanze degli Stati. D'altra parte, in una situazione caratterizzata da una forte instabilità finanziaria e dalla speculazione, è improbabile che il mercato stabilisca un prezzo equilibrato in funzione del rischio dell'investimento e dell'offerta dei titoli. 

Gli acquisti di bond da parte della BCE mirano pertanto a correggere gli effetti distorsivi del mercato garantendo agli Stati un finanziamento accessibile. Il parallelismo tra l'azione della BCE e quella del MES conferma l'esistenza di un obiettivo comune: entrambi questi soggetti, anche se in modo diverso, intendono fornire sostegno finanziario agli Stati in crisi al fine di garantire la stabilità dell'Unione. Se il MES persegue la stabilità finanziaria dell'UEM nel suo complesso, come già affermato dalla Corte di giustizia nel caso Pringle, la BCE persegue invece la stabilità della moneta. Questa tuttavia non dovrà più intendersi semplicemente come stabilità dei prezzi, ma come salvaguardia della moneta unica.

Alla luce di queste osservazioni l'analisi dell'Avvocato generale deve essere completata con due precisazioni. Innanzitutto è necessario trovare una soluzione più convincente all'apparente incompatibilità delle OMT con l'art. 123 TFUE. L'acquisto di titoli di Stato sul mercato secondario, date le sue dimensioni e le modalità, costituisce in effetti una forma di finanziamento monetario mascherato, che prescinde dalla logica del mercato. L'unica soluzione a questo contrasto è probabilmente l'adozione di un'interpretazione teleologica dell'art. 123 TFUE. Dal momento che il divieto di finanziamenti monetari ha lo scopo di rafforzare la disciplina fiscale degli Stati membri, i quali devono recuperare risorse sui mercati internazionali alle stesse condizioni degli altri operatori economici, l'attivazione delle OMT non violerebbe questo risultato essendo subordinata all'attuazione della politica di condizionalità richiesta dal MES. Anche se di fatto le OMT costituiscono un finanziamento monetario, questo non avviene a scapito della disciplina fiscale perché richiede comunque l'attuazione di un programma di aggiustamento macroeconomico da parte dello Stato beneficiario sotto il controllo europeo. 

In questo modo viene anche assicurata la natura di Stabilità dell'unione monetaria, che tanto interessa al Giudice costituzionale tedesco. In secondo luogo è necessario individuare una base giuridica più adeguata all'azione non convenzionale della BCE. Facendo propria un'interpretazione sistematica delle norme del Trattato, più  che l'obiettivo della stabilità dei prezzi ex art. 130 TFUE, il fondamento giuridico più pertinente dell'operato della BCE può essere individuato nell'art. 3.4 TUE secondo cui "l'Unione istituisce un'unione economica e monetaria la cui moneta è l'euro". E' infatti la salvaguardia della moneta unica il vero obiettivo della BCE (a qualunque costo), da cui discendono tutti gli altri obiettivi di politica monetaria. La sopravvivenza dell'euro è la ragione d'essere della Banca centrale europea: un politica monetaria assolutamente ligia alla lettera del Trattato che tuttavia non facesse quanto è in suo potere per salvare la moneta in pericolo sarebbe inadeguata e in contrasto con l'art. 3.4 TUE. E' ovvio che queste considerazioni dipendono dal fatto che l'UEM non è dotata di un governo economico, ovvero di quel soggetto che in casi di crisi normalmente interviene per garantire la stabilità del sistema finanziario. 

Ma proprio per questo, la supplenza del pilastro monetario, anche se non strettamente ortodossa, si giustifica in forza delle ragioni ultime che muovono il suo operato. Questa interpretazione dell'azione della Banca centrale europea permette di adottare un'applicazione meno rigida delle norme del Trattato, incluso l'art. 123 TFUE, alla luce della situazione straordinaria di crisi in cui l'eurozona si trova ancora oggi.

mercoledì 13 dicembre 2017

Addio Salvo Mandarà; con te se ne va via un’altra speranza di consapevolezza


Sabato 2 dicembre si è spento, all'età di 51 anni, Salvatore "Salvo Mandarà; blogger, attivista, cittadino libero. La leucemia, una patologia attualmente mortale, lo ha portato via all'ospedale di Ragusa, in Sicilia. Salvo era una persona Libera, nel senso che apparteneva ai pochi che non si sono lasciati irretire da quella "cultura di regime" che ormai da decenni, per non dire secoli, ci indottrina e plasma nella mente condizionandoci di conseguenza nelle nostre azioni. Incontrai Salvo Mandarà nel 2013, in occasione dello "Tsunami Tour" di Beppe Grillo, quando venne a Reggio Calabria. Ricordo che per fare la diretta streaming dell'evento si serviva di un supporto per cellulari che quasi lo circuiva completamente. Salvo, pur avendo grandi conoscenze ingegneristiche nel campo delle telecomunicazioni, era una persona molto affabile, come diremmo noi "alla mano". Aveva ben compreso che la nostra umanità, intesa quale attitudine a comunicare tra esseri umani, per essere efficace e credibile deve liberarsi dai titoli altisonanti, vere e proprie zavorre, per poter raggiungere quello stadio di empatia umana indispensabile per innalzare la comunicazione su di un livello più concreto, quindi più "umano". Al di là degli stereotipi sociali, Salvo, con la sua trasmissione su Youtube "Salvo cinque punto zero" era riuscito a dare all'informazione ciò che da sempre le è mancato: la libertà di condividere conoscenza senza i condizionamenti del potere. Nelle sue innumerevoli puntate di "Mi scappa la diretta", affrontò diverse importanti tematiche, non ultima l'attualissima questione sui vaccini. Salvo ha dimostrato di essere una persona libera dall'oppressione e dai vincoli di Potere, cosa che la maggior parte di noi subisce ed asseconda senza tra l'altro rendersene conto; ancor di più, ha dimostrato che l'indipendenza da un sistema che ci vuole tutti mentalmente prostrati è possibile a patto di liberarsi dagli stereotipi che noi accettiamo comunemente, e che ci sono stati imposti fin dai tempi della scuola. Immaginate pertanto la mia indignazione quando ho letto su ilgiornale.it il titolo dell'articolo sulla morte di Salvo "Morto Salvo Mandarà, ex M5S e complottista". Non fui indignato tanto per il titolo denigratorio che lo dipingeva in un modo menzognero e artefatto, dandone a chi non lo conobbe un'immagine tutt'altro che veritiera (sono consapevole che i giornali di regime non fanno altro che diffondere la propaganda per la quale sono pagati - leggasi fake news di Stato), ma sono rimasto indignato nell'apprendere che nemmeno di fronte alla morte ed al giusto rispetto del ricordo di chi non è più tra noi, nemmeno di fronte a ciò si ferma la cinica volontà di ribadire la propria "linea editoriale".
Caro Salvo, chi ti ha conosciuto e seguito attraverso il tuo canale Youtube sa esattamente chi eri e cosa facevi per risvegliare le coscienze. Da dove ti trovi ora ti ripeto soltanto ciò che il Sommo prima di me proferì: "non ti curar di loro ma guarda" - sputa - "e passa".

martedì 21 novembre 2017

Libero pensiero contro il secolare potere dominante lobbysta-pseudoliberista-totalitario

Dalle mie parti si dice "raddrizzare la rotta", è un termine utilizzato per definire una situazione iniziata male ma che può essere sempre corretta. Ora, nel caso del nostro paese, a meno che non vogliate credere che 1000 uomini in male in arnese e male armati abbiamo avuto ragione di 90000 regolari dell'esercito, occorre ammettere che l'Unità d'Italia è stata pilotata da poteri forti extranazionali, che avevano tutto l'interesse economico a creare una nazione cuscinetto nel cuore del Mediterraneo, cosa che, tra l'altro, sta iniziando a far breccia anche nel mondo scolastico dopo essere stata accettata in quello accademico. Ma ciò non significa che gli italiani non debbano credere nella loro nazione, Anzi dovrebbe essere da stimolo per affrancarsi da questo giogo secolare e prendere in mano le redini del nostro Paese, esattamente come dovrebbe fare un popolo sovrano degno di tale nome. Ma per far questo e insito la determinazione La convinzione è il sacrificio anche estremo non basta un pezzo di carta d'identità e stabilire un italiano ma ci vuole l'amor di Patria quel sentimento che questo assolutismo liberista vuole assolutamente cancellare insieme ad altro, al fine di annichilire le nostre vite imponendo un nuovo sistema mondiale.

venerdì 29 settembre 2017

FEBBRE SUINA - VIRUS CREATO IN LABORATORIO - censura visualizzazzioni bl...

L'evoluzione della pandemia mediatica in pandemia legislativa. E noi?

Non so perchè ma quando penso ai vaccini obbligatori mi torna in mente la pandemia mediatica che vi fu nel 2009 riferita alla "Peste Suina" o influenza di tipo H1A1, meglio nota come Spagnola. Ricordo in quel periodo di pandemia come ero preoccupato per non aver vaccinato me stesso e la mia famiglia. Poi, esattamente come sta succedendo ora, i primi casi di intossicazione da metalli pesanti iniziarono ad essere noti, nonostante la censura operata dai mezzi di distrazione di massa. 
Mercurio e Squalene, ingredienti dei vaccini anti-influenzali, furono individuati come responsabili dei disordini neurologici in diversi. 
Andando più in profondità pare che lo stesso H1N1 fu un virus di laboratorio [FONTE 1 - FONTE 2], ma ancor di più è importante fare tesoro dell'esperienza trascorsa, quantomeno noi cittadini disinteressati ai profitti delle multinazionali farmaceutiche. 
Al fine di informare ed informarmi a mia volta, in quel periodo scrissi un breve dossier che ripropongo qui di seguito:
Considerazione personale finale.
Ad essere - tanto - cattivi, maligni quanto fantasiosi ma pur sempre pragmatici (e pragmatico è un aggettivo sinonimo di multinazionale), ci sarebbe da fare il seguente ragionamento: se le case farmaceutiche guadagnano sui vaccini, tanti più vaccini vengono venduti tanto aumenta il guadagno. Giusto? Bene, ma il problema è che la vendita di vaccini dipende dalle malattie in giro. Quindi i casi sono due o c'è un'epidemia o la si inventa. Ciò è quanto accadde nel 2009 con l'H1A1 oppure H1N1; i tempi però sono cambiati e la strategia si è evuoluta. Immagino che con la perdita progressiva di sovranità si sia giunti alle vaccinazioni di massa per decreto, e stiamo parlando di un'evoluzione legislativa prodotta in meno di otto anni!

lunedì 11 settembre 2017

Quando ero piccolo mio zio mi raccontava “La storia dei 100 maiali”. Eccovela!

C’era una volta un allevamento di maiali dove 100 suini vivevano in una stanza sporca, con poca luce e troppo piccola per contenerli tutti insieme. I maiali, costretti come sardine, erano soliti lamentarsi per ogni cosa: - Questo posto è lercio - diceva uno - L'aria è irrespirabile - rispondeva un altro; e via discorrendo. In effetti gli animali avevano di che lamentarsi e per giunta ne avevano motivo dal momento che davvero vivevano in una condizione pietosa, indegna anche per un porco.

Due volte al giorno, la mattina ed il pomeriggio, dalla porta stretta veniva installato un tubo dal quale giungeva una poltiglia marrone fatta di bucce di frutti vari, scarti di verdure e farinacci vari; si trattava del “pastone” una miscela di vari scarti che i maiali ingollavano avidamente. Certo, sicuramente avrebbero gradito frutta e verdura fresche, ma non facevano tante storie dal momento che, in fondo in fondo, era pur sempre un pasto gratis (se pasto si potea definir).

Ogni tanto, quando il pastone era più scadente del solito, da quella massa di suini informe e costretta in quello spazio così angusto, qualcuno alzava la testa dal letame nel quale ara stato abituato a sguazzare fin dalla nascita e diceva: - Basta, dobbiamo ribellarci, abbiamo la nostra porca dignità, non se ne può più di questo trattamento! 

A sentire ciò tutti gli altri facevano eco dando ragione all'improvvisato ribelle: - Si ribelliamoci, facciamo qualcosa per noi, abbiamo il dovere di garantire un futuro migliore ai nostri figli, è ora di finirla, basta ingiustizie!

Tanti buoni propositi venivano pronunciati dai maiali, peccato che alla fine, quando arrivava il momento di fare davvero qualcosa, c'era sempre un impedimento, più o meno legittimo. Nel giorno previsto per la loro manifestazione contro cotali abusi, chiamato "Day-Pork", puntualmente ad ogni maiale inderogabilmente doveva assolvere ad un impegno irrinunciabile oppure, per colmo di sfortuna, il poveretto versava in gravi condizioni di salute: - Io non potrò essere con voi – diceva uno – proprio oggi ho un mal di testa pazzesco. Mi dispiace tanto - neppure io posso - faceva da eco un altro – proprio oggi devo portare i miei maialini a sguazzare nel fango al baby-porking, c'è una festa!

Accadeva così, in modo sistematico, che tra lamentele e ripensamenti le rimostranze dei maiali riguardo il loro trattamento si limitavano alle mere invettive. 

Oltretutto i maiali, si sa, non sono tutti uguali, tra questi ve ne erano alcuni, stranamente quelli che godevano di maggior credito tra la comunità suina, ai quali gli uomini avevano concesso il privilegio di poter uscire ogni tanto fuori da quella stanza puzzolente per respirare un po' d'aria pura. 

Questi animali potevano, una volta al mese, uscire in un recinto all'aperto e stare alla luce del sole grufolando tra l'erba verde di un prato sintetico. Certo, sempre di recinto si trattava e oltretutto l'erba era finta; ma comunque gli animali erano consapevoli di trovarsi in una condizione migliore rispetto ai loro simili e questo gli conferiva una sorta di privilegio sociale ed una posizione di gradita supremazia.

Così, ogni volta che qualcuno insisteva più degli altri nelle proteste, o addirittura sembrava deciso ad opporsi davvero agli uomini, loro mettevano in atto l'opera di persuasione che gli garantiva il trattamento speciale. - Dovete capire - dicevano - che persiste una grave situazione economica, c'è crisi e quindi dobbiamo fare i dovuti sacrifici affinché i nostri figli possano godere dei benefici un giorno. Di solito tanto bastava a calmare i maiali più sovversivi, ma se ciò non accadeva avevano altri argomenti: - cari amici porci – dicevano – non prestiamo orecchio alle illazioni di chi vuole convincerci a cambiare la nostra situazione, potrebbe peggiorare ancora! 

A volte qualcuno argomentava che il cibo era schifoso perché consisteva in scarti di frutta, carcasse di altri animali, il tutto condito con sapori sintetici. Loro replicavano che c’era chi non le aveva quelle cose e pertanto era un privilegio. Alla fine i maiali desistevano e proseguivano la loro misera vita tra la penombra ed il letame di quel luogo squallido che loro chiamavano “casa”.

Un giorno però, i dirigenti dell’azienda decisero di cambiare attività e non potendo trasferire gli animali, che nel frattempo erano raddoppiati in numero, in un altra fattoria, decisero di abbatterli.

Quando la notizia si sparse tra i suini, vi fu il pandemonio; ognuno voleva scappare ma non potendolo fare, si affidava all’illusione alla quale si era aggrappato durante la propria vita. 

Alcuni di strinsero intorno alle istituzioni (i famosi porci privilegiati) chiedendo aiuto e assistenza contro quell’infame fine:
le istituzioni risposero che sarebbe stata loro cura tutelarli e quindi non v’era motivo di preoccuparsi.

Altri, più devoti, si ricordarono della loro religione e pregarono il grande dio porco di salvarli: 
i sacerdoti risposero che sarebbe stata loro cura tutelarli e quindi non v’era motivo di preoccuparsi.

Vi furono anche quelli che, più Illuminati dei loro simili, si erano prodigati nella ricerca della conoscenza per conseguire una serie di interessi personali, avendo però cura di mascherarli da interessi comuni. A questi i loro “fratelli” sottoposti, si rivolgevano chiedendo aiuto. 
I gran maestri risposero che sarebbe stata loro cura tutelarli e quindi non v’era motivo di preoccuparsi.

Quando entrarono gli uomini a prendere il primo porco, scese un silenzio surreale nella stanza. Non un filo di voce, un sussurro usciva dalla loro bocca terrorizzata. Tutti i porci che facevano parte del proletariato, guardavano con ansia i porci istituzionali, i venerabili porci maestri ed i porci sacerdoti, certi che qualcosa era stato organizzato a loro tutela. 

Appena gli uomini ghermirono il primo animale, questi emise un atroce urlo al quale tutti gli altri fecero eco. Nel panico generale, gli uomini uscirono con la bestia che si contorceva e dimenava come un ossesso e, portatolo nel mattatoio, impassibili lo sgozzarono. Gli altri maiali potevano sentire distintamente le urla del poveretto, che via via si facevano più flebili e assomigliavano ora ad un latrato più che un grugnito. Poi più nulla; silenzio assoluto.

Nella confusione che si era generata, le autorità suine tentavano di ristabilire l’ordine. 

- Non è nulla – dicevano – si è trattato soltanto di un normale T.s.o. (trattamento suino obbligatorio), il poveretto era gravemente malato ed ora, dopo le necessarie cure sta certamente meglio [all’altro mondo n.d.a.]. 

Le porche autorità sapevano bene di mentire, ma erano altresì convinte, anzi certe, che, come in passato, anche questa volta gli uomini avrebbero continuato a riservargli un trattamento migliore; addirittura qualcuno pensava che la mattanza era un’occasione, un’opportunità per dare una bella sfoltita a questa torma di porci, in modo tale da poter usufruire dello spazio lasciato dai malcapitati - più larghi e con condizioni di vita migliori per noi! – dicevano.

I maiali rimasti, che nel frattempo stavano rimuginando sulle parole delle autorità, non fecero in tempo neppure a calmarsi, tanto erano scossi da quanto era appena accaduto, che la porta si spalancò di nuovo e questa volta non uno, ma bensì due maiali vennero trascinati fuori dagli uomini. 

Ancora una volta scoppiò il finimondo, anche più di prima, ma ancora una volta le porche autorità diedero la loro versione dei fatti. - Trattasi di maiali disturbati psicologicamente – asserirono a giornali e televisioni – state tranquilli si tratta di una semplice operazione per la vostra incolumità. 

Questa volta però i più alti rappresentanti suini, si riunirono per discutere di ciò che andava fatto.

- Gli uomini vogliono ucciderci tutti – esordì il primo – ma no, si tratta soltanto del solito prelievo di natale – disse un altro. Così istituirono un’associazione apicale, L’U.E. o Unione Europorca, e presero accordi con gli uomini per salvaguardare la – loro – sopravvivenza.

Gli accordi stabilivano che sarebbero stati loro stessi a indicare chi doveva essere macellato, in cambio avrebbero continuato a godere dei loro privilegi e magari ampliarli. 

Per fare ciò dovettero istituire una opportuna forza di polizia: l’Europork, una forza di polizia totalmente asservita al regime che, con la scusa di difendere la comunità suina, in realtà aveva il compito di stroncare ogni possibile rivolta, depistare la verità e individuare gli eversivi che sarebbero poi stati inseriti nell'elenco dei suini per l’eliminazione fisica. 

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, vista la cospicua presenza di porci, non fu affatto difficile istituire una polizia di tal genere. 

A questi maiali, che avrebbero dovuto reprimere con la forza ogni forma di giusta opposizione, venne garantito un trattamento appena appena migliore rispetto alle loro vittime; ma tanto bastò affinché torme di disperati, ansiosi di migliorare a qualsiasi costo la loro posizione e incuranti delle indicibili ingiustizie che sarebbero stati chiamati a compiere, giungessero da ogni angolo della stanza per arruolarsi. 

Avvenne così che nell'arco di qualche tempo gli sgozzamenti divennero una routine come tante. 

Quasi ogni giorno veniva consegnato agli umani un elenco contenente i maiali definiti “socialmente pericolosi”, questi venivano presi il giorno stesso per essere sgozzati. Il governo porco rivolse le proprie attenzioni inizialmente nei confronti dei maiali liberi pensatori, dei filosofi che non si erano genuflessi a quel sistema e, più in generale, a chi possedeva un minimo di cultura che gli aveva consentito di coltivare il pensiero libero e indipendente, che in ogni regime che si rispetti viene giudicato sovversiva e quindi pericoloso per la sopravvivenza del regime stesso. 

Tale operazione offrì il grande vantaggio di togliere ogni possibilità di raziocinio a quella massa suina oramai assuefatta, rincoglionita dall’informazione di regime e pertanto incapace di pensare autonomamente. 

Fatta piazza pulita di questi pericolosissimi delinquenti, si passò poi ai senza tetto, ai disoccupati ed ai pensionati, in tal modo il governo poté vantarsi, questa volta a ragione, di aver risolto in un colpo solo l’annoso problema degli alloggi, del lavoro e delle pensioni, tutto in una sola volta. 

Ma non bastava ancora, gli uomini volevano altro, volevano tutto; i vertici politici dell’U.E. avevano bisogno di prendere altro tempo per pensare al da farsi. Così arrivò il turno degli impiegati, giudicati dal governo inutili e parassiti; degli operai che non avevano più motivo di esistere. Ma ancora non bastava e così si passò alle famiglie, ma per far questo si dovette prima distruggere il concetto stesso di famiglia, dal momento che un padre ed una madre avrebbero lottato fino alla morte per i propri figli, quale migliore soluzione se non quella di disintegrare il concetto stesso di famiglia? In tal modo i nuovi nati sarebbero stati isolati, totalmente soli di fronte al sistema e quindi infinitamente più deboli. 

Ma gli uomini volevano ancora altre vittime, quindi i maiali più illuminati decretarono che era giunto il momento di eliminare la religione. Bastò portare alla luce le nefandezze di quanto i sacerdoti, loro antichi alleati, avevano fatto nel corso del tempo, guardandosi bene di far trapelare gli accordi che questi avevano preso con gli altri poteri, affinché non emergesse tutta la compromettente verità. Quando anche la religione cessò di esistere, vennero sacrificate le Forze dell’Ordine e l’esercito, ma in questo caso fu sufficiente dare l’ordine di seguire gli uomini fino al patibolo per il bene della porca patria; da tempo militari e polizia erano abituati a non pensare più con la loro testa, ma piuttosto ad obbedire ciecamente senza mai chiedersi perché.

Piano piano i maiali si assottigliarono sempre più fino a quando rimasero soltanto in tre, il gran maestro, il presidente e il capo della chiesa suina che era stato risparmiato in quanto confratello. 

Questi, fatta una riunione segretissima, dal momento che erano restati solo loro, decisero come comportarsi riuscendo finalmente a comprendere cosa andava fatto: - fratelli! - disse il gran maestro – l’uomo è cattivo perchè vuole noi tre morti! Vuole anche il nostro sangue! Non bastava quello di tutto il nostro popolo che gli abbiamo offerto? dobbiamo ribellarci! - Giusto! – fece eco il presidente – ma cosa possiamo fare da soli noi tre? - Siamo soltanto tre vecchi porconi! – disse saggiamente sua porchità e finalmente si resero conto di cosa davvero fossero: tre carcasse viventi destinate a diventare ben presto prosciutti e salumi vari. Così in un solenne clima venne decretato di andare di propria volontà al mattatoio per farsi scannare.
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