Il Podcast di Pensiero Indipendente

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martedì 18 aprile 2017

Il mio personale amarcord sul Movimento 5 Stelle... oramai sempre meno ribelle sempre più allineato [Prima Parte]

Ripercorro, in questo resoconto tratto dai miei ricordi personali, il mio trascorso nel Movimento 5 Stelle e di come questo appaia irrimediabilmente cambiato ai miei occhi.

Nel 2010 mi iscrivevo ufficialmente al Neo-movimento di Beppe Grillo denominato "Movimento 5 Stelle", erano gli anni forse più bui di questo Paese, di una rinnovata corruzione ancora più profonda (non che ora sia passata, ma rispetto a prima...) e di un crescente bisogno collettivo di giustizia e legalità, ma soprattutto di uguaglianza.
La mia scelta, più che ponderata, poggiava le basi su una profonda delusione di cittadino da parte di tutti i partiti tradizionali, tanto di destra quanto di sinistra che nel corso delle legislature precedenti si erano avvicendante, ognuno dando dimostrazione di manifesta incapacità. Ancora una volta i partiti tradizionali sfoggiavano tutta la loro proverbiale impasse di fronte a problemi sociali nazionali, manifestando quella che allora immaginavo, al pari di molti altri, un'inettitudine congenita della classe politica (più tardi comprenderò come ogni ordine derivi da un caos quasi sempre intenzionalmente voluto affinchè chi lo provoca possa poi assurgere a nuovo restauratore).
Una scelta, la mia, che traeva le proprie origini da un percorso intrapreso verso la fine del 2003 e che mi condusse, nel 2005, ad aderire a quello che potrebbe essere definito come il primo esperimento sociale dell'ex comico Beppe Grillo.
Per chi lo ricordasse, il 2005 fu un anno ricco di particolari avvenimenti, tra cui l'assoluzione di Giulio Andreotti in Cassazione per intervenuta prescrizione, lo scandalo Bankitalia, il processo Tanzi per il caso Parmalat, della riforma delle tasse. In quell'anno però, nacque anche l'antesignano del Movimento 5 Stelle, ma che all'epoca era noto come "Movimento Amici di Beppe Grillo". Aderì con entusiasmo a questo nuovo Movimento, da poco presente anche nella mia città, Reggio Calabria, iscrivendomi al Meetup "Grilli Reggini". Il motivo? per dirla similmente ad un famoso slogan dello stesso Movimento "non perché io la pensi come Grillo, ma perché è lui a pensarla come me".
Così mi apprestavo ad addentrarmi per la prima volta, timidamente ma con grande fervore, nel mondo politico, per me sconosciuto, compiendo il mio personale primo passo verso la politica a 5 Stelle.
All'epoca non potevo certo definirmi un attivista, ma come simpatizzante aderii spesso attivamente alle numerose raccolte firme promosse da veri attivisti, sposando tante delle battaglie sociali del Movimento di quegli anni, che a Reggio erano guidate da un giovanissimo Antonino Monteleone, oggi affermato giornalista di La7. Di anno in anno, tra vicissitudini, scismi, disaccordi e attività sul territorio, il Meetup continuava a far parlare di se attraverso numerose iniziative sul territorio. All'epoca, però, si puntava su qualcosa di particolarmente interessante e, a mio avviso, vincente. Gino e Angela, fondatori dell'associazione "Combattivamente", che aveva anche dato il nome al Meetup di Reggio, avevano intuito l'importanza che la ricostruzione del retaggio storico ha nella formazione della cultura sociale. Noi meridionali abbiamo un passato che possiamo definire glorioso a partire dalla tanto declamata Magna Grecia e fino alle poco note vicende risorgimentali (guai se sapessimo...). Purtroppo, la nostra mancanza di conoscenza nel merito, la nostra ignoranza, ha fornito un solido alibi per alimentare falsi e denigratori luoghi comuni riferiti alla nostra presunta fannulloneria, all'ignoranza e alla dubbia onestà.
Purtroppo in alcuni casi ciò ha trovato conferma nei fatti di cronaca, ma ciò non toglie che le cause scatenanti non appartengano alla nostra terra ne tanto meno alla nostra cultura. Ma questa è un'altra storia.
Tornando con nostalgia agli avvenimenti di quegli anni, il Meetup Combattivamente era consueto organizzare uscite didattiche come questa:



Tra i tanti amici di quegli anni che ricordo con affetto, oltre Gino e Angela, anche Pietro, il già citato professore Spinelli e una giovanissima Dalila Nesci che all'epoca ricordo con simpatia trascorrere le riunioni verbalizzandone i contenuti su di un portatile, nella sede provvisoria di Via XXI Agosto, vicino Piazza Carmine.
Questo era lo spirito che animava le riunioni di quegli anni, un impegno incentrato prima di tutto sulla socialità, sul'indispensabile recupero culturale del proprio retaggio, ma anche di una politica socialmente attiva, che partiva davvero dal basso e si rivolgeva all'elettorato attivo attraverso gli stessi elettori; come dire: dal cittadino verso il cittadino.
D'altronde, se non sappiamo chi siamo, quale sia il nostro retaggio, se non abbiamo idea di avere una propria cultura e disconosciamo le nostre origini, come faremo a scegliere con la giusta forza e  l'opportuna veemenza quala direzione intendiamo seguire e perché?
Il lavoro di Gino ed Angela di quegli anni è stato, secondo il mio punto di vista, meritevole e meritorio in quanto mirava a riaggregare, mediante la cultura propria del territorio, le varie fasce sociali di una città che non stento a definire "socialmente atomizzata", allora come oggi sminuzzata, frammentata fino all'inverosimile, intenzionalmente portata ad una condizione reietta dai soliti incapaci "Capò" riggitani i quali, approfittando dell'ignoranza generale e alimentando tale frammentazione, riescono paradossalmente ad assurgere al rango di guida, di condottiero, di riferimento sociale.
In ogni caso, questo periodo di tentata rinascita sociale finì con il cambio al vertice dei responsabili del Meetup, persone con altre idee nelle quali non mi identificavo più.

La guerra dei Meetup
Con l'ingresso di un direttivo molto più pragmatico e "politico" iniziai a notare una crescente voglia di protagonismo, la ferrea volontà di assurgere e raccogliere consensi al fine di emergere e distinguersi sopra gli altri. Una visione legittimamente umana che però smentisce la filosofia secondo cui "ognuno vale uno". Nel 2013 fondai, insieme ad altri, un secondo Meetup che aveva come prerogativa rilanciare il Movimento 5 Stelle a Reggio Calabria. Con il senno di poi comprendo come la bella strada tracciata da Gino ed Angela, così contornata di aggregazione sociale, dove la mera attività politica lasciava spazio alla più produttiva e proficua attività sociale, scevra da ideologie partitiche ma permeata di storia e cultura patria, il cui retaggio locale la faceva apparire così vicina al cittadino, e di cui noialtri abbiamo dimostrato più volte di avere tanto bisogno, non era più percorribile per carenza di presupposti.
A livello nazionale il Movimento 5 Stelle era divenuto nel frattempo un partito a tutti gli effetti (checché ne abbia detto al riguardo Grillo); ed un partito ha solo uno scopo: vincere le elezioni! 
Tra il 24 ed il 25 febbraio 2013 si tennero le elezioni politiche, in quei giorni i Meetup reggini, che nel frattempo erano arrivati a quattro, tra beghe e stillicidi tipicamente nostrani (coerentemente con la storiella reggina della capra e del vicino) si unirono per soddisfare il comune interesse: fare campagna elettorale al Movimento. Gli attivisti, chi più chi meno, in quell'occasione dimostrarono una certa maturità, tutt'altro disinteressata, nel concretizzare il concetto del "divisi si perde, uniti si vince".


I preparativi si susseguirono con grande impegno collettivo e, arrivati al 1 febbraio 2013, anche io ebbi modo di partecipare da attivista.
Personalmente fu la mia prima esperienza da un palco ed ebbi modo di riscontrare in modo diretto e inequivocabile quanto possa essere difficile parlare ad un pubblico quando si è particolarmente emotivi (😁😂la cazzata che ho detto su Regina Coeli al posto di Scala Coeli, rappresenta una pietra miliare in tal senso 😁😂).

Dal 2013 ad oggi
Inutile ricordarlo dal momento che la cosa è risaputa; il Movimento 5 Stelle vinse le politiche del 2013 confermandosi primo partito e intraprendendo così il proprio percorso politico costellato delle prime ingenuità dei propri rappresentanti, sintomo di manifesta quanto giustificabile inesperienza, dal momento che erano stati tutti eletti per la prima volta.
Cosa diversa accadde qui, a Reggio Calabria dove si tornò ben presto alle ataviche fratture riconducibili, secondo la mia personale opinione, ad una sorta di sindrome da prima donna, più che a sostanziali divergenze concettuali.
Il complesso da "Prima Donna", condiziona pesantemente la mentalità politica della quasi totalità dei candidati e cresce esponenzialmente all'avvicinarsi delle elezioni, a prescindere dall'ordine e grado delle stesse.
Tale sindrome, prescinderebbe inoltre dallo schieramento politico di appartenenza del candidato, dal memento che è piuttosto riconducibile alla soggettiva e incrollabile volontà di affermazione personale dello stesso. Una mentalità, tipica dello sfigato/disoccupato, concettualmente "semplice" ma nel contempo egoista, tipica del popolino interessato soltanto alla propria, misera, affermazione egoistica, di quella risma di individui che volta si parcheggiavano nelle facoltà universitarie aspettando chissà cosa. Questa risma sociale, che appare in continua crescita a causa degli attuali stereotipi culturali (se così è possibile definirli), cerca la propria affermazione professionale principalmente in quelle professioni che offrirebbero un alto riscontro tanto sociale quanto economico, identificando erroneamente l'attività politica, come fonte di reddito. In tal modo riaffermano il concetto distorto di carriera politica quale opportunità, congrua, di lavoro.
Nella ressa delle elezioni comunali 2014 per la corsa allo scranno del Sindaco di Reggio Calabria, accanto a disinteressati cittadini volenterosi di cambiare "le cose" si accostavano pertanto, tanto all'interno del Movimento quanto da ogni altra parte, attivisti volenterosi di calcare le scene della politica nostrana all'unico scopo di costruire una certa e proficua carriera. Nel calderone dei volenterosi aspiranti politici, è doveroso dirlo, mi immersi anche io seppure non superai nemmeno la primissima fase dello "sbarramento".
L'esperienza non fu per nulla fallimentare, anzi, questa esperienza diretta, unitamente a quanto ebbi modo di notare nei comportamenti degli altri "colleghi", mi offrì l'impagabile l'opportunità di maturare la mia personalissima idea circa l'attuale società reggina, che poi rispecchia sotto tanti aspetti quella italiana. Ma non solo.
Mi convinsi sempre più dell'inutilità del rappresentante politico, quando questo è lasciato nella piena libertà di operare a suo insindacabile giudizio.
Se il cittadino fosse consapevole che la politica funziona nell'interesse del popolo, soltanto quando il popolo si interessa attivamente della politica, stando letteralmente col fiato sul collo dei propri rappresentanti, se noialtri curassimo cioè attivamente i nostri interessi collettivi, se fossimo consapevoli, quindi informati, di quanto accade in ambito politico, economico, sociale, e fossimo pronti e senza alcun indugio ad intervenisse attivamente e con forza nel merito di ogni determinazione intrapresa dai propri rappresentanti politici, ostacolando attivamente ogni loro tentativo di sottomissione e di defraudazione ai danni della nostra dignità; allora credo proprio che sarebbe perfettamente irrilevante quale partito fosse alla guida della città e, in un senso più ampio, del Paese; dal momento che ogni azione posta in essere dai nostri rappresentanti, che fosse volta a sottomettere, sminuire, umiliare la nostra dignità ed il nostro diritto di Cittadino, verrebbe prontamente respinta, condannata e annientata. Lo stesso dicasi per l'incauto proponente.
Ma ciò appare chiaramente, almeno fino ad oggi, un'utopia che potrebbe forse divenire realtà un giorno, a patto che si inizi a lavorare fin da subito (prima non è possibile) sulla mentalità delle attuali e soprattutto delle nuove generazioni.
Tornando al M5S, ebbi modo di apprezzare come questo, nel corso della campagna elettorale delle comunali 2014, non si fosse per nulla distinto nelle azioni rispetto gli altri concorrenti politici, cincischiando e blaterando in modo populista le stesse cose degli altri partiti.
Tuttavia ascrivevo tale incapacità non al Movimento in se stesso, ma piuttosto ai candidati che lo componevano e che, giustamente, alle elezioni presero un numero di voti che qualcuno, ironicamente ma a ragione, definì "da prefisso telefonico".

FINE PRIMA PARTE

venerdì 1 febbraio 2013

Tsunami tuor a Reggio calabria: il pensiero di un cittadino emozionato, impacciato, genuino, sincero



Siamo sommersi dai rifiuti e questa non è una novità, non se ne può più di vivere la nostra vita in mezzo ai sacchi di spazzatura. Le nuove iniziative per superare presto l’emergenza rifiuti che perennemente si ripresenta in Calabria, pare sempre più un palliativo. Davvero il via libera all’apertura della discarica di Scala Celi, può rappresentare La soluzione? Certo è in via provvisoria, ma se qualcosa ci è stato insegnato dalla politica è che non c’è nulla di più definitivo della provvisorietà.
Il problema delle discariche in Calabria e in senso più vasto in Italia è semplicemente che non dovrebbero esistere più da oltre vent’anni. Le leggi italiane dal 1997 ad oggi inneggiano al concetto di recupero e non di smaltimento a seguito di abbandono o peggio di trasformazione fisica del rifiuto. In sostanza non è bruciando o sotterrando un rifiuto che risolveremo il problema.
Pensiamo alle discariche che producono una sostanza liquida, una specie di succo dell’immondizia chiamato “Percolato” che altro non è se non l’insieme di sostanze tossiche che filtrano attraverso discariche stracolme e molto spesso senza manutenzione adeguata?
Peggio ancora parliamo degli inceneritori, qui vicino a Rosarno ne abbiamo uno. Cosa brucia? A quale temperatura? Cosa viene immesso realmente nell’aria? Perché nessuno parla delle polveri molecolari inferiori a 10 micron?
Eppure basterebbe chiederlo a chi si occupa da una vita di ambiente, chi va a controllare periodicamente le emissioni in atmosfera, effettua controlli nelle discariche, chimica le nostre acque ecc… Basta chiederlo ad un tecnico ArpaCal e vedere i rapporti ambientali per capire in che stato versiamo.
Da oltre vent’anni, L’Europa ci bastona con pesantissime sanzioni per violazione delle norme ambientali – l’ultima risale al 24 ottobre quando siamo stati sanzionati per la modica cifra di 56 milioni di euro, chi paga per questo secondo voi? Dal 1997 il concetto sul trattamento del rifiuto ha soltanto una parola “recupero”!
Recupero – non significa abbandono controllato, interramento, bruciatura, ecc…
Recupero – significa riutilizzo tramite processi di trasformazione con l’ottenimento di un prodotto partendo da un rifiuto
Cosa è stato fatto di concreto per arrivare a questo, evitando sanzioni pesantissime che, come al solito, saremo sempre NOI a pagare?
A cosa sono serviti nello specifico a questa Regione il commissariamento sistematico che dagli anni ’90 si è protratto fino al 2011?
A Reggio Calabria l’immondizia si raccoglie nelle strade, scivola copiosamente per le vie quando piove (altro problema la pioggia o meglio il sistema di raccolta acque piovane). Immondizia che arriva per ora a lambire, a sfiorare l’emergenza sanitaria, ma soltanto perché fa freddo e tra due mesi?
Paghiamo una gestione fallimentare e inefficace a prezzi esorbitanti, prova ne è la Tarsu, che ingrossa e ingrassa sulle nostre spalle sempre più cariche e stanche, ne abbiamo le spalle piene, o no? La percentuale di aumento della TARSU è pari al 60%, mentre per il canone acqua è pari al 130%
Paghiamo il 60% in più perché la spazzatura possa invadere le nostre strade, le nostre case… le nostre vite!
… e naturalmente paghiamo il 130% delle bollette acqua in più, perché in quasi tutta la città l’erogazione è intermittente, arrivando a mancare come nei rioni di S.Giovannello e Tre mulini anche per 12 ore consecutive. E non parliamo della potabilità…

La soluzione all’emergenza rifiuti c’è, esiste, non è un’utopia. Veramente esisteva ancora prima di arrivare a questo. E’ stata presentata due anni fa, ed è il frutto di uno studio durato oltre cinque anni. Cinque anni passati a capire i problemi di questo territorio ed escogitare soluzioni fattibili, economiche, immediate: certo non soluzioni da “Ponte sullo stretto”. Soluzioni che prendessero in esame il rispetto e la qualità della vita altrui, e che inizino ad essere in sintonia con il concetto vero di rifiuto, quello inteso quale risorsa.

Il piano regionale del Movimento 5 Stelle Calabria, fa questo, in modo fattibile, mira al riutilizzo al riciclaggio del rifiuto che diviene un potenziale bene e non più una “cosa di cui disfarsi”. Puntiamo alla differenziata, al rispetto dell’ambiente, alla chiusura degli inceneritori di Rosarno che oggi si chiamano termovalorizzatori, alla chiusura definitiva delle discariche, specialmente quelle ormai stracariche oltre ogni limite che vengono tenute aperte e che ci costano 257.819,20 di sanzione europee al giorno, per ogni giorno che passa.
L’alternativa c’è, ma sta a noi cittadini renderla fattibile. Il voto è un’opportunità, di più è l’arma legittima e costituzionale per mandare a casa questi “signori”. Mandiamoli a casa, votiamo per noi. Perché i diritti sociali non sono né un privilegio né una concessione da parte di alcuno: ma sono una conquista e si ottengono lottando

sabato 22 dicembre 2012

Una firma per candidare il Movimento 5 Stelle al Parlamento Italiano

Questo in sostanza, il messaggio che il Movimento 5 Stelle, sta divulgando attraverso l’impegno dei propri attivisti, impegnati in questi giorni in una vera e propria corsa contro il tempo per poter candidare il Movimento in Parlamento. 

Un’iniziativa, quella del Firma days, che a dispetto dell’oscuramento da parte dei principali mezzi di informazione, sta riscuotendo larghi consensi anche fuori dall’Italia.  Ed è la rete, ancora una volta, ad essere protagonista indiscussa delle informazioni su questa iniziativa. E’ sul web infatti (non sui mezzi di “informazione” tradizionali) che girano ininterrotte le numerose notizie e immagini su quella che appare sempre più, essere una presa di coscienza collettiva. La volontà di un popolo interraziale, quello del web, che non ci sta a rinunciare passivamente alla fine dei propri diritti, ma vuole lottare strenuamente e democraticamente per riappropriarsi della propria dignità. In rete è incessante la condivisione continua delle foto che testimoniano una grande partecipazione dei cittadini al Firma Days e non soltanto nelle città italiane.

Ciò che molti ignorano a causa della censura pedissequa di Stampa e Televisione, è che il Movimento Cinque Stelle si presenterà anche all’estero. In un’impresa ardua (ma tutt’altro che impossibile), il Movimento 5 Stelle Europa dovrà raccogliere 1.000 firme in meno di due settimane, in un lasso temporale ricadente tra l’altro nel pieno delle feste natalizie e di fine anno, il che non è certo di aiuto. Tra l’altro, in tutta Europa, da martedì sono già attivi i Consolati di: Bruxelles, Lugano, Parigi, Zurigo e prestissimo seguiranno Amsterdam, Ginevra, Barcellona, Lione, Berlino, Marsiglia, Londra, Madrid, Stoccolma, Copenhagen. Mentre tante altre ancora si stanno aggiungendo.

Una vera e propria corsa contro il tempo: il “Massacro Tuor”
Grillo è diretto, cristallino e schietto (insomma è sempre lui), quando dal palchetto allestito ieri sera in piazza Biagio Camagna, a Reggio Calabria, parlando delle ultime  determinazioni intraprese dall’attuale governo in merito alle elezioni a febbraio, non nasconde quelle che secondo lui, sarebbero le reali intenzioni che si celerebbero – neppure tanto – dietro tale manovra: “…hanno accelerato i tempi talmente in fretta che siamo in difficoltà…siamo gli unici che dobbiamo raccogliere le firme una per una, siamo gli unici che dobbiamo vidimarle con il Pubblico Ufficiale e la cosa più incredibile è che ogni  firma dovrà poi essere vidimata dal comune di origine…”. 

Appare proprio evidente, innegabile come questo Movimento non piaccia affatto alla politica con la “P” maiuscola, almeno quanto la stessa politica sembra piacere sempre meno ad numero crescente di italiani. Ecco quindi il significato del Firma Day: dare l’opportunità anche ad un Movimento fatto di cittadini comuni e sicuramente non allineato alla tradizionale politica nostrana (e si vede), di poter avere l’opportunità di fare una nuova politica; diretta, trasparente, partecipativa. Fatta di confronto con i cittadini, di scambio di opinioni. Una politica incentrata sul dialogo, dove sia il politico che l’elettore sono sullo stesso piano proprio perché entrambi i ruoli si basano principalmente sull’interesse sociale e non partitico e pertanto diviene fisiologica una comunicazione alla pari.
Perché  allora non si vuole permettere a questo Movimento di partecipare alle prossime elezioni? Per evitare tutto quello che si è appena detto? Per offrire un’ulteriore possibilità all’attuale sistema politico di mantenere un’incontrastata egemonia decisionale, mai subordinata alla volontà del popolo?
Ed è proprio il popolo, in ultima analisi, l’elemento chiave di tutto questo. Nel corso degli anni non è forse stato il popolo, attraverso il proprio voto a determinare il futuro di questo paese? E quanto vale la giustificazione di chi potrebbe attribuire una scelta popolare errata, al condizionamento mediatico di stampa e televisioni, che sembrano ormai decidere ogni aspetto della nostra vita? Non è più tempo di nascondersi, né di sottrarsi alle proprie responsabilità. Al di là delle scelte politiche, sarebbe ora, quantomeno, che ognuno di noi si assumesse le proprie responsabilità, relativamente a alle proprie scelte, attive o passive che siano.
Il messaggio del Movimento cinque Stelle appare chiaro: non è necessario essere simpatizzanti del Movimento in sé, ma della democrazia (vera).

A REGGIO CALABRIA - Per aderire al Firma Day è necessario quindi recarsi ai banchetti organizzati dagli attivisti del M5S e firmare sia il modulo relativo alla Camera dei Deputati, sia quello per il Senato (in quest'ultimo caso non possono firmare i cittadini minori di 25 anni). Necessario, all’atto della firma, l’esibizione di un valido documento d'identità. A Reggio Calabria, i banchetti del FirmaDay saranno aperti sabato 22 dicembre 2012 e domenica 23 dicembre a partire dalle ore 9.30 in Piazza Camagna - Corso Garibaldi.
 

mercoledì 2 maggio 2012

La cara vecchia strategia politica di buttare fango per depistare l'attenzione.

È da qualche giorno, precisamente dal 27 aprile quando Grillo ha fatto il suo comizio Palermo, che la politica italiana è in fibrillazione. Prima tacciavano Beppe Grillo di populismo, di demagogia, adesso la nostra classe politica, attraverso i soliti giornalisti-galoppini, accusa il fondatore del movimento “5 Stelle” di utilizzare un linguaggio mafioso al pari di quello adoperato negli anni 80 da mafiosi di eccellenza come Ciancimino e Badalamenti.

Basta solo un pretesto qualsiasi, un paragone affatto fuori luogo, per scatenare confusione e cercare di depistare l'orientamento elettorale, sempre più favorevole a questo movimento, che rappresenta insieme la sconfitta della politica tradizionale, marcia fino al midollo, unitamente alla crescente disperazione del popolo italiano, che forse ha capito finalmente di non aver mai avuto Santi ai quali votarsi.

Così, il politico di "Sinistra e Libertà" Claudio Fava, figlio del giornalista Pippo Fava assassinato dalla mafia negli anni ‘80, non perde occasione di adoperarsi a fare la classica politica nostrana: che da sempre prevede l’utilizzo di strumenti classici quali fraintendimento e mezze verità. L'invito viene prontamente colto dalla quasi totalità delle testate giornalistiche nazionali e il gioco è fatto: Grillo è un mafioso.

Lo fanno nel modo classico della strategia del discredito, ovvero prendendo una frase e storpiandone il significato nella sua parte finale. Ecco quindi che la battuta provocatoria di Grillo, il quale paragona in maniera provocatoria e irriverente (quindi in perfetta sintonia con il proprio stile), questo modo di governare alla mafia, affermando che almeno: "La mafia non strangola i propri clienti". Basta poco quindi per imbastire una campagna del discredito, la macchina nel fango ben lubrificata e rodata da decenni di pratica, fa sì che tale frase divenga: "La mafia non strangola, il governo si".

Purtroppo per questa vecchia classe politica, esperta in inganni e raggiri, oggi è possibile per chunque andare direttamente a consultare le fonti. È possibile fare a meno in questa gentaglia. Chi era presente a Palermo il 27 aprile e chi andrà a vedere i video originali (postati alla fine dell'articolo) che riporta pari pari le dichiarazioni di grillo, non avrà bisogno di interpreti per comprendere il vero senso delle parole espresse. Il paragone è chiaro e soltanto chi vuole fare demagogie, nel tentativo di non perdere l'agognata poltrona, ne distorce il senso.

Nel discorso di grillo, è lapalissiano che la mafia viene interpretata per ciò che realmente ha fatto per anni: una enorme sanguisuga, un vampiro che effettivamente non strangolava totalmente (nel senso di uccidere) le proprie vittime, ma piuttosto consentiva loro un flebile alito di vita affinché potessero continuare a vivere e perciò a pagare. E questo non per umanità, assolutamente no. Piuttosto, al pari di un consumato usuraio, aveva creato con la proprie vittime, una forma di convivenza, la stessa che esiste tra un parassita e l'organismo che lo ospita.

Lo Stato invece, nel tentativo di compiacere le varie banche e il Fondo monetario internazionale, non ha interesse alcuno affinché l'organismo ospite sopravviva, poiché rispetto alla mafia ha il vantaggio di non avere un nemico, che paradossalmente era rappresentato proprio dallo Stato (o almeno una parte).

Mac’è di più. Credo di non dire nulla di nuovo nell’affermare che è proprio lo Stato-Governo ad essere ormai divenuto mero esecutore dei poteri forti.

Rispetto alla mafia, quindi, lo Stato-Governo non ha necessità di mantenere una facciata assistenzialista facendo sorgere in tal modo un silenzio omertoso da parte di chi ne subisce suo malgrado gli abusi,  poiché non avrebbe in teoria nulla da temere. I partiti tradizionali infatti, imbevuti dalla logica pragmatica di corruzione e clientelismo, sono da sempre impegnati a raggiungere l’unico e solo obiettivo: tenersi stretta la poltrona in Parlamento.

Il vero elemento imprevisto, pericoloso e rivoluzionario (almeno nei confronti del tradizionale modo di pensare della politica nostrana) è nato proprio con il Movimento Cinque Stelle. L’imprevisto risiede proprio nel fatto che questo sia un vero movimento popolare, creato da liberi cittadini, accomunati da un unico obiettivo: la consapevolezza di dover cambiare questa mentalità politica ipocrita, egoista, disonesta e falsa, e che nessun partito tradizionale porterà davvero giustizia ed equità, poichè altri sono gli interessi. Pertanto, sono i cittadini stessi a dover scendere in campo, per tutelarsi, per cercare di evitare questa forma di regime economico.

Le banche, le multinazionali, le holding, le corporation, non hanno più bisogno neppure dei tradizionali burattini politici nostrani, poiché ormai da mesi hanno messo i propri uomini in prima linea, non necessitano quindi di intermediari. Sono capacissimi di farlo da soli, attraverso leggi e decreti degni di un tiranno, a creare presupposti necessari ad abolire qualunque forma di diritto sociale, inaugurando così una forma di regime economico che prevede la schiavitù ad oltranza. Ne abbiamo avuto un piccolo assaggio, il resto sta arrivando.

BEPPE GRILLO A PALERMO: GIUDICATE VOI

sabato 28 aprile 2012

Grillo si meraviglia di essere paragonato a Goebbels? Invece è tutto chiaro.

Ho appena finito di leggere questo post sul blog di Beppe Grillo, il quale esternava la propria meraviglia per essere stato tacciato di essere fasciocomunista. Il breve post parla di una dichiarazione di Crosetto del Pdl. "Le invettive oltremodo offensive di Grillo contro gli avversari politici mi ricordano la violenza verbale di un tale Jospeh Goebbels... Questa contaminazione non mi stupisce visto che parliamo di un fascio comunista, uno strano ibrido politico". Guido Crosetto del Pdl.

Prontamente ho postato un mio pensiero indipendente a Grillo, nella speranza che possa servire a far luce su questo arcano mistero. Ma voglio fare anche altro.

Caro Beppe,
Non angustiarti nell'affannoso tentativo di comprendere cosa dica un politico, non ci riescono neppure loro, come puoi farlo tu? Anche la scienza ufficiale, non è del tutto convinta che il politico abbia un cervello, permane lo stesso alone di mistero che avvolge un altro inquietante dilemma: quello relativo all'esistenza della coscienza nei banchieri. Certo coniare un termine come "Fasciocomunista" è da guinness dei primati, un pò come per il premio alla cazzata del secolo. 
Ma d'altronde cosa ti vuoi aspettare da uno che dichiara "non vado mai in Calabria, quando mi invitano in convegni per parlare di economia, perché non so chi posso trovare seduto accanto a me, visto che chiunque potrebbe essere un appartenente alla criminalità". 
Ma come? Dopo tutto quello che è emerso a carico di tanti parlamentari, parla giusto uno che ci passa giornate intere in Parlamento (per giunta seduto a fianco di tanti suoi simili)? 
Oppure voleva dire che non si siede accanto ad un appartenente alle criminalità che non conosce? 
Vedi Beppe, questa politica è come se fosse fatta da dinosauri. Potenti, spietati ma anche dotati di un cervello minuscolo. Dinosauri sì e speriamo che si estinguano in fretta.

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