Il Podcast di Pensiero Indipendente

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venerdì 29 settembre 2017

L'evoluzione della pandemia mediatica in pandemia legislativa. E noi?

Non so perchè ma quando penso ai vaccini obbligatori mi torna in mente la pandemia mediatica che vi fu nel 2009 riferita alla "Peste Suina" o influenza di tipo H1A1, meglio nota come Spagnola. Ricordo in quel periodo di pandemia come ero preoccupato per non aver vaccinato me stesso e la mia famiglia. Poi, esattamente come sta succedendo ora, i primi casi di intossicazione da metalli pesanti iniziarono ad essere noti, nonostante la censura operata dai mezzi di distrazione di massa. 
Mercurio e Squalene, ingredienti dei vaccini anti-influenzali, furono individuati come responsabili dei disordini neurologici in diversi. 
Andando più in profondità pare che lo stesso H1N1 fu un virus di laboratorio [FONTE 1 - FONTE 2], ma ancor di più è importante fare tesoro dell'esperienza trascorsa, quantomeno noi cittadini disinteressati ai profitti delle multinazionali farmaceutiche. 
Al fine di informare ed informarmi a mia volta, in quel periodo scrissi un breve dossier che ripropongo qui di seguito:
Considerazione personale finale.
Ad essere - tanto - cattivi, maligni quanto fantasiosi ma pur sempre pragmatici (e pragmatico è un aggettivo sinonimo di multinazionale), ci sarebbe da fare il seguente ragionamento: se le case farmaceutiche guadagnano sui vaccini, tanti più vaccini vengono venduti tanto aumenta il guadagno. Giusto? Bene, ma il problema è che la vendita di vaccini dipende dalle malattie in giro. Quindi i casi sono due o c'è un'epidemia o la si inventa. Ciò è quanto accadde nel 2009 con l'H1A1 oppure H1N1; i tempi però sono cambiati e la strategia si è evuoluta. Immagino che con la perdita progressiva di sovranità si sia giunti alle vaccinazioni di massa per decreto, e stiamo parlando di un'evoluzione legislativa prodotta in meno di otto anni!

lunedì 11 settembre 2017

Quando ero piccolo mio zio mi raccontava “La storia dei 100 maiali”. Eccovela!

C’era una volta un allevamento di maiali dove 100 suini vivevano in una stanza sporca, con poca luce e troppo piccola per contenerli tutti insieme. I maiali, costretti come sardine, erano soliti lamentarsi per ogni cosa: - Questo posto è lercio - diceva uno - L'aria è irrespirabile - rispondeva un altro; e via discorrendo. In effetti gli animali avevano di che lamentarsi e per giunta ne avevano motivo dal momento che davvero vivevano in una condizione pietosa, indegna anche per un porco.

Due volte al giorno, la mattina ed il pomeriggio, dalla porta stretta veniva installato un tubo dal quale giungeva una poltiglia marrone fatta di bucce di frutti vari, scarti di verdure e farinacci vari; si trattava del “pastone” una miscela di vari scarti che i maiali ingollavano avidamente. Certo, sicuramente avrebbero gradito frutta e verdura fresche, ma non facevano tante storie dal momento che, in fondo in fondo, era pur sempre un pasto gratis (se pasto si potea definir).

Ogni tanto, quando il pastone era più scadente del solito, da quella massa di suini informe e costretta in quello spazio così angusto, qualcuno alzava la testa dal letame nel quale ara stato abituato a sguazzare fin dalla nascita e diceva: - Basta, dobbiamo ribellarci, abbiamo la nostra porca dignità, non se ne può più di questo trattamento! 

A sentire ciò tutti gli altri facevano eco dando ragione all'improvvisato ribelle: - Si ribelliamoci, facciamo qualcosa per noi, abbiamo il dovere di garantire un futuro migliore ai nostri figli, è ora di finirla, basta ingiustizie!

Tanti buoni propositi venivano pronunciati dai maiali, peccato che alla fine, quando arrivava il momento di fare davvero qualcosa, c'era sempre un impedimento, più o meno legittimo. Nel giorno previsto per la loro manifestazione contro cotali abusi, chiamato "Day-Pork", puntualmente ad ogni maiale inderogabilmente doveva assolvere ad un impegno irrinunciabile oppure, per colmo di sfortuna, il poveretto versava in gravi condizioni di salute: - Io non potrò essere con voi – diceva uno – proprio oggi ho un mal di testa pazzesco. Mi dispiace tanto - neppure io posso - faceva da eco un altro – proprio oggi devo portare i miei maialini a sguazzare nel fango al baby-porking, c'è una festa!

Accadeva così, in modo sistematico, che tra lamentele e ripensamenti le rimostranze dei maiali riguardo il loro trattamento si limitavano alle mere invettive. 

Oltretutto i maiali, si sa, non sono tutti uguali, tra questi ve ne erano alcuni, stranamente quelli che godevano di maggior credito tra la comunità suina, ai quali gli uomini avevano concesso il privilegio di poter uscire ogni tanto fuori da quella stanza puzzolente per respirare un po' d'aria pura. 

Questi animali potevano, una volta al mese, uscire in un recinto all'aperto e stare alla luce del sole grufolando tra l'erba verde di un prato sintetico. Certo, sempre di recinto si trattava e oltretutto l'erba era finta; ma comunque gli animali erano consapevoli di trovarsi in una condizione migliore rispetto ai loro simili e questo gli conferiva una sorta di privilegio sociale ed una posizione di gradita supremazia.

Così, ogni volta che qualcuno insisteva più degli altri nelle proteste, o addirittura sembrava deciso ad opporsi davvero agli uomini, loro mettevano in atto l'opera di persuasione che gli garantiva il trattamento speciale. - Dovete capire - dicevano - che persiste una grave situazione economica, c'è crisi e quindi dobbiamo fare i dovuti sacrifici affinché i nostri figli possano godere dei benefici un giorno. Di solito tanto bastava a calmare i maiali più sovversivi, ma se ciò non accadeva avevano altri argomenti: - cari amici porci – dicevano – non prestiamo orecchio alle illazioni di chi vuole convincerci a cambiare la nostra situazione, potrebbe peggiorare ancora! 

A volte qualcuno argomentava che il cibo era schifoso perché consisteva in scarti di frutta, carcasse di altri animali, il tutto condito con sapori sintetici. Loro replicavano che c’era chi non le aveva quelle cose e pertanto era un privilegio. Alla fine i maiali desistevano e proseguivano la loro misera vita tra la penombra ed il letame di quel luogo squallido che loro chiamavano “casa”.

Un giorno però, i dirigenti dell’azienda decisero di cambiare attività e non potendo trasferire gli animali, che nel frattempo erano raddoppiati in numero, in un altra fattoria, decisero di abbatterli.

Quando la notizia si sparse tra i suini, vi fu il pandemonio; ognuno voleva scappare ma non potendolo fare, si affidava all’illusione alla quale si era aggrappato durante la propria vita. 

Alcuni di strinsero intorno alle istituzioni (i famosi porci privilegiati) chiedendo aiuto e assistenza contro quell’infame fine:
le istituzioni risposero che sarebbe stata loro cura tutelarli e quindi non v’era motivo di preoccuparsi.

Altri, più devoti, si ricordarono della loro religione e pregarono il grande dio porco di salvarli: 
i sacerdoti risposero che sarebbe stata loro cura tutelarli e quindi non v’era motivo di preoccuparsi.

Vi furono anche quelli che, più Illuminati dei loro simili, si erano prodigati nella ricerca della conoscenza per conseguire una serie di interessi personali, avendo però cura di mascherarli da interessi comuni. A questi i loro “fratelli” sottoposti, si rivolgevano chiedendo aiuto. 
I gran maestri risposero che sarebbe stata loro cura tutelarli e quindi non v’era motivo di preoccuparsi.

Quando entrarono gli uomini a prendere il primo porco, scese un silenzio surreale nella stanza. Non un filo di voce, un sussurro usciva dalla loro bocca terrorizzata. Tutti i porci che facevano parte del proletariato, guardavano con ansia i porci istituzionali, i venerabili porci maestri ed i porci sacerdoti, certi che qualcosa era stato organizzato a loro tutela. 

Appena gli uomini ghermirono il primo animale, questi emise un atroce urlo al quale tutti gli altri fecero eco. Nel panico generale, gli uomini uscirono con la bestia che si contorceva e dimenava come un ossesso e, portatolo nel mattatoio, impassibili lo sgozzarono. Gli altri maiali potevano sentire distintamente le urla del poveretto, che via via si facevano più flebili e assomigliavano ora ad un latrato più che un grugnito. Poi più nulla; silenzio assoluto.

Nella confusione che si era generata, le autorità suine tentavano di ristabilire l’ordine. 

- Non è nulla – dicevano – si è trattato soltanto di un normale T.s.o. (trattamento suino obbligatorio), il poveretto era gravemente malato ed ora, dopo le necessarie cure sta certamente meglio [all’altro mondo n.d.a.]. 

Le porche autorità sapevano bene di mentire, ma erano altresì convinte, anzi certe, che, come in passato, anche questa volta gli uomini avrebbero continuato a riservargli un trattamento migliore; addirittura qualcuno pensava che la mattanza era un’occasione, un’opportunità per dare una bella sfoltita a questa torma di porci, in modo tale da poter usufruire dello spazio lasciato dai malcapitati - più larghi e con condizioni di vita migliori per noi! – dicevano.

I maiali rimasti, che nel frattempo stavano rimuginando sulle parole delle autorità, non fecero in tempo neppure a calmarsi, tanto erano scossi da quanto era appena accaduto, che la porta si spalancò di nuovo e questa volta non uno, ma bensì due maiali vennero trascinati fuori dagli uomini. 

Ancora una volta scoppiò il finimondo, anche più di prima, ma ancora una volta le porche autorità diedero la loro versione dei fatti. - Trattasi di maiali disturbati psicologicamente – asserirono a giornali e televisioni – state tranquilli si tratta di una semplice operazione per la vostra incolumità. 

Questa volta però i più alti rappresentanti suini, si riunirono per discutere di ciò che andava fatto.

- Gli uomini vogliono ucciderci tutti – esordì il primo – ma no, si tratta soltanto del solito prelievo di natale – disse un altro. Così istituirono un’associazione apicale, L’U.E. o Unione Europorca, e presero accordi con gli uomini per salvaguardare la – loro – sopravvivenza.

Gli accordi stabilivano che sarebbero stati loro stessi a indicare chi doveva essere macellato, in cambio avrebbero continuato a godere dei loro privilegi e magari ampliarli. 

Per fare ciò dovettero istituire una opportuna forza di polizia: l’Europork, una forza di polizia totalmente asservita al regime che, con la scusa di difendere la comunità suina, in realtà aveva il compito di stroncare ogni possibile rivolta, depistare la verità e individuare gli eversivi che sarebbero poi stati inseriti nell'elenco dei suini per l’eliminazione fisica. 

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, vista la cospicua presenza di porci, non fu affatto difficile istituire una polizia di tal genere. 

A questi maiali, che avrebbero dovuto reprimere con la forza ogni forma di giusta opposizione, venne garantito un trattamento appena appena migliore rispetto alle loro vittime; ma tanto bastò affinché torme di disperati, ansiosi di migliorare a qualsiasi costo la loro posizione e incuranti delle indicibili ingiustizie che sarebbero stati chiamati a compiere, giungessero da ogni angolo della stanza per arruolarsi. 

Avvenne così che nell'arco di qualche tempo gli sgozzamenti divennero una routine come tante. 

Quasi ogni giorno veniva consegnato agli umani un elenco contenente i maiali definiti “socialmente pericolosi”, questi venivano presi il giorno stesso per essere sgozzati. Il governo porco rivolse le proprie attenzioni inizialmente nei confronti dei maiali liberi pensatori, dei filosofi che non si erano genuflessi a quel sistema e, più in generale, a chi possedeva un minimo di cultura che gli aveva consentito di coltivare il pensiero libero e indipendente, che in ogni regime che si rispetti viene giudicato sovversiva e quindi pericoloso per la sopravvivenza del regime stesso. 

Tale operazione offrì il grande vantaggio di togliere ogni possibilità di raziocinio a quella massa suina oramai assuefatta, rincoglionita dall’informazione di regime e pertanto incapace di pensare autonomamente. 

Fatta piazza pulita di questi pericolosissimi delinquenti, si passò poi ai senza tetto, ai disoccupati ed ai pensionati, in tal modo il governo poté vantarsi, questa volta a ragione, di aver risolto in un colpo solo l’annoso problema degli alloggi, del lavoro e delle pensioni, tutto in una sola volta. 

Ma non bastava ancora, gli uomini volevano altro, volevano tutto; i vertici politici dell’U.E. avevano bisogno di prendere altro tempo per pensare al da farsi. Così arrivò il turno degli impiegati, giudicati dal governo inutili e parassiti; degli operai che non avevano più motivo di esistere. Ma ancora non bastava e così si passò alle famiglie, ma per far questo si dovette prima distruggere il concetto stesso di famiglia, dal momento che un padre ed una madre avrebbero lottato fino alla morte per i propri figli, quale migliore soluzione se non quella di disintegrare il concetto stesso di famiglia? In tal modo i nuovi nati sarebbero stati isolati, totalmente soli di fronte al sistema e quindi infinitamente più deboli. 

Ma gli uomini volevano ancora altre vittime, quindi i maiali più illuminati decretarono che era giunto il momento di eliminare la religione. Bastò portare alla luce le nefandezze di quanto i sacerdoti, loro antichi alleati, avevano fatto nel corso del tempo, guardandosi bene di far trapelare gli accordi che questi avevano preso con gli altri poteri, affinché non emergesse tutta la compromettente verità. Quando anche la religione cessò di esistere, vennero sacrificate le Forze dell’Ordine e l’esercito, ma in questo caso fu sufficiente dare l’ordine di seguire gli uomini fino al patibolo per il bene della porca patria; da tempo militari e polizia erano abituati a non pensare più con la loro testa, ma piuttosto ad obbedire ciecamente senza mai chiedersi perché.

Piano piano i maiali si assottigliarono sempre più fino a quando rimasero soltanto in tre, il gran maestro, il presidente e il capo della chiesa suina che era stato risparmiato in quanto confratello. 

Questi, fatta una riunione segretissima, dal momento che erano restati solo loro, decisero come comportarsi riuscendo finalmente a comprendere cosa andava fatto: - fratelli! - disse il gran maestro – l’uomo è cattivo perchè vuole noi tre morti! Vuole anche il nostro sangue! Non bastava quello di tutto il nostro popolo che gli abbiamo offerto? dobbiamo ribellarci! - Giusto! – fece eco il presidente – ma cosa possiamo fare da soli noi tre? - Siamo soltanto tre vecchi porconi! – disse saggiamente sua porchità e finalmente si resero conto di cosa davvero fossero: tre carcasse viventi destinate a diventare ben presto prosciutti e salumi vari. Così in un solenne clima venne decretato di andare di propria volontà al mattatoio per farsi scannare.

giovedì 2 luglio 2015

Lettera ai Fratelli Greci

Martedì 29 giugno 2015 è stata inoltrata una lettera di solidarietà al popolo greco a 49 testate giornalistiche. Lo scopo, inutile dirlo, era di rappresentare un pensiero di solidarietà e vicinanza nei confronti di un popolo storicamente affine a noi reggini e dal quale discendiamo sia culturalmente che antropologicamente. 
Nulla di che meravigliarsi perciò se escluso CN24News e Stylife.it, nessuno si è voluto prendere la responsabilità di pubblicare il testo di una lettera scomoda e dichiaratamente contro quest'europa dei banchieri. 
In un regime rigido e ammantato da una parvenza democratica come quello europeo è evidente, una volta di più, come la libertà, la democrazia e il diritto sociale, siano parole vuote, prive di significato e di effetto, utili soltanto a mantenere in piedi questa ipocrita facciata di pseudo-democrazia. 
In realtà siamo schiavi di una dittatura economico-liberista, spregiudicata ed irresponsabile, gestita da burattinai di banche e multinazionali ai quali nulla importa della nostra dignità. Anzi.
Che questa Europa sia un fallimento era noto agli addetti ai lavori fin dalla sua costituzione, semplicemente, è stata fatta soltanto per l'interesse dei "soliti noti", individui che da decenni ambivano a gestire l'economia mondiale, influenzandone gli andamenti in modo sempre più crescente e che oggi, grazie a questa realtà, hanno raggiunto la quasi totalità del controllo globale.
Di seguito il testo della lettera aperta censurata dalle testate giornalistiche, ma che grazie al web (ancora per poco) è stato possibile inviare ai legittimi destinatari.
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sabato 8 febbraio 2014



Foto: I contestatori tenuti a bada da un cordone di polizia? Siamo usciti fuori di senno. Informazione falsa. Sarebbe giusto scrivere che il cordone di carabinieri (a limite) proteggeva i contestatori dalle minacce e schiaffi degli scagnozzi del ncd. I quali contestatori era uomini donne, bambini anzianu e qualche carrozzella.REGGIO CALABRIA - Ieri sera non c'è stata alcuna contestazione da parte del M5S. Cittadini liberi, indipendenti ed evidentemente stanchi. Cittadini illusi, delusi e traditi dalla "politica del fare" (poco o nulla per la collettività e tanto per i propri interessi personali), sono scesi in piazza e si sono dimostrati uniti. Al di là di ogni ideologia politica questa gente si è ritrovata fianco a fianco, unita dallo sfiancamento sociale che questa città, eternamente aggredita da profittatori politici, continua a subire. Chi era in piazza Italia ieri, ha manifestato contro l'emblema della politica calabrese, in Piazza Italia, la piazza che a dire dell'ex consigliere comunale Agliano, in quell'occasione era stata da lui pagata [minuto 3.10 del video]. La Gazzetta del Sud, come spesso accade, ha messo in campo le proprie fonti fantascientifiche, descrivendo scenari che forse si saranno verificati in un'altra realtà parallela ma non certo in questa (nessuno è stato tenuto a bada da nessun cordone di polizia come invece, tra le altre visioni oniriche, viene riportato nell'articolo di oggi). Come al solito se volete conoscere la verità, non fidatevi di giornali pagati dagli untori "del fare" (i fatti propri), scendete in piazza, assistete a questi eventi di persona, filmate e fotografate perchè la legge -ancora- lo consente, così non dovrete credere a nient'altro che ai vostri occhi. I giornali e più in generale, l'informazione di un Regime sempre più evidente, non può continuare ad essere l'ago della bilancia che scandisce le nostre vite. Esprimete le vostre idee, abbiate coraggio di stare davanti a chi cerca di zittirvi e ribadite il vostro diritto di esprimere liberamente il proprio pensiero. Le rivoluzioni partono dalla coscienza di ognuno di noi. Sempre.


mercoledì 2 maggio 2012

La cara vecchia strategia politica di buttare fango per depistare l'attenzione.

È da qualche giorno, precisamente dal 27 aprile quando Grillo ha fatto il suo comizio Palermo, che la politica italiana è in fibrillazione. Prima tacciavano Beppe Grillo di populismo, di demagogia, adesso la nostra classe politica, attraverso i soliti giornalisti-galoppini, accusa il fondatore del movimento “5 Stelle” di utilizzare un linguaggio mafioso al pari di quello adoperato negli anni 80 da mafiosi di eccellenza come Ciancimino e Badalamenti.

Basta solo un pretesto qualsiasi, un paragone affatto fuori luogo, per scatenare confusione e cercare di depistare l'orientamento elettorale, sempre più favorevole a questo movimento, che rappresenta insieme la sconfitta della politica tradizionale, marcia fino al midollo, unitamente alla crescente disperazione del popolo italiano, che forse ha capito finalmente di non aver mai avuto Santi ai quali votarsi.

Così, il politico di "Sinistra e Libertà" Claudio Fava, figlio del giornalista Pippo Fava assassinato dalla mafia negli anni ‘80, non perde occasione di adoperarsi a fare la classica politica nostrana: che da sempre prevede l’utilizzo di strumenti classici quali fraintendimento e mezze verità. L'invito viene prontamente colto dalla quasi totalità delle testate giornalistiche nazionali e il gioco è fatto: Grillo è un mafioso.

Lo fanno nel modo classico della strategia del discredito, ovvero prendendo una frase e storpiandone il significato nella sua parte finale. Ecco quindi che la battuta provocatoria di Grillo, il quale paragona in maniera provocatoria e irriverente (quindi in perfetta sintonia con il proprio stile), questo modo di governare alla mafia, affermando che almeno: "La mafia non strangola i propri clienti". Basta poco quindi per imbastire una campagna del discredito, la macchina nel fango ben lubrificata e rodata da decenni di pratica, fa sì che tale frase divenga: "La mafia non strangola, il governo si".

Purtroppo per questa vecchia classe politica, esperta in inganni e raggiri, oggi è possibile per chunque andare direttamente a consultare le fonti. È possibile fare a meno in questa gentaglia. Chi era presente a Palermo il 27 aprile e chi andrà a vedere i video originali (postati alla fine dell'articolo) che riporta pari pari le dichiarazioni di grillo, non avrà bisogno di interpreti per comprendere il vero senso delle parole espresse. Il paragone è chiaro e soltanto chi vuole fare demagogie, nel tentativo di non perdere l'agognata poltrona, ne distorce il senso.

Nel discorso di grillo, è lapalissiano che la mafia viene interpretata per ciò che realmente ha fatto per anni: una enorme sanguisuga, un vampiro che effettivamente non strangolava totalmente (nel senso di uccidere) le proprie vittime, ma piuttosto consentiva loro un flebile alito di vita affinché potessero continuare a vivere e perciò a pagare. E questo non per umanità, assolutamente no. Piuttosto, al pari di un consumato usuraio, aveva creato con la proprie vittime, una forma di convivenza, la stessa che esiste tra un parassita e l'organismo che lo ospita.

Lo Stato invece, nel tentativo di compiacere le varie banche e il Fondo monetario internazionale, non ha interesse alcuno affinché l'organismo ospite sopravviva, poiché rispetto alla mafia ha il vantaggio di non avere un nemico, che paradossalmente era rappresentato proprio dallo Stato (o almeno una parte).

Mac’è di più. Credo di non dire nulla di nuovo nell’affermare che è proprio lo Stato-Governo ad essere ormai divenuto mero esecutore dei poteri forti.

Rispetto alla mafia, quindi, lo Stato-Governo non ha necessità di mantenere una facciata assistenzialista facendo sorgere in tal modo un silenzio omertoso da parte di chi ne subisce suo malgrado gli abusi,  poiché non avrebbe in teoria nulla da temere. I partiti tradizionali infatti, imbevuti dalla logica pragmatica di corruzione e clientelismo, sono da sempre impegnati a raggiungere l’unico e solo obiettivo: tenersi stretta la poltrona in Parlamento.

Il vero elemento imprevisto, pericoloso e rivoluzionario (almeno nei confronti del tradizionale modo di pensare della politica nostrana) è nato proprio con il Movimento Cinque Stelle. L’imprevisto risiede proprio nel fatto che questo sia un vero movimento popolare, creato da liberi cittadini, accomunati da un unico obiettivo: la consapevolezza di dover cambiare questa mentalità politica ipocrita, egoista, disonesta e falsa, e che nessun partito tradizionale porterà davvero giustizia ed equità, poichè altri sono gli interessi. Pertanto, sono i cittadini stessi a dover scendere in campo, per tutelarsi, per cercare di evitare questa forma di regime economico.

Le banche, le multinazionali, le holding, le corporation, non hanno più bisogno neppure dei tradizionali burattini politici nostrani, poiché ormai da mesi hanno messo i propri uomini in prima linea, non necessitano quindi di intermediari. Sono capacissimi di farlo da soli, attraverso leggi e decreti degni di un tiranno, a creare presupposti necessari ad abolire qualunque forma di diritto sociale, inaugurando così una forma di regime economico che prevede la schiavitù ad oltranza. Ne abbiamo avuto un piccolo assaggio, il resto sta arrivando.

BEPPE GRILLO A PALERMO: GIUDICATE VOI