Show Radio_Alla ricerca della Consapevolezza

lunedì 11 settembre 2017

Quando ero piccolo mio zio mi raccontava “La storia dei 100 maiali”. Eccovela!

C’era una volta un allevamento di maiali dove 100 suini vivevano in una stanza sporca, con poca luce e troppo piccola per contenerli tutti insieme. I maiali, costretti come sardine, erano soliti lamentarsi per ogni cosa: - Questo posto è lercio - diceva uno - L'aria è irrespirabile - rispondeva un altro; e via discorrendo. In effetti gli animali avevano di che lamentarsi e per giunta ne avevano motivo dal momento che davvero vivevano in una condizione pietosa, indegna anche per un porco.

Due volte al giorno, la mattina ed il pomeriggio, dalla porta stretta veniva installato un tubo dal quale giungeva una poltiglia marrone fatta di bucce di frutti vari, scarti di verdure e farinacci vari; si trattava del “pastone” una miscela di vari scarti che i maiali ingollavano avidamente. Certo, sicuramente avrebbero gradito frutta e verdura fresche, ma non facevano tante storie dal momento che, in fondo in fondo, era pur sempre un pasto gratis (se pasto si potea definir).

Ogni tanto, quando il pastone era più scadente del solito, da quella massa di suini informe e costretta in quello spazio così angusto, qualcuno alzava la testa dal letame nel quale ara stato abituato a sguazzare fin dalla nascita e diceva: - Basta, dobbiamo ribellarci, abbiamo la nostra porca dignità, non se ne può più di questo trattamento! 

A sentire ciò tutti gli altri facevano eco dando ragione all'improvvisato ribelle: - Si ribelliamoci, facciamo qualcosa per noi, abbiamo il dovere di garantire un futuro migliore ai nostri figli, è ora di finirla, basta ingiustizie!

Tanti buoni propositi venivano pronunciati dai maiali, peccato che alla fine, quando arrivava il momento di fare davvero qualcosa, c'era sempre un impedimento, più o meno legittimo. Nel giorno previsto per la loro manifestazione contro cotali abusi, chiamato "Day-Pork", puntualmente ad ogni maiale inderogabilmente doveva assolvere ad un impegno irrinunciabile oppure, per colmo di sfortuna, il poveretto versava in gravi condizioni di salute: - Io non potrò essere con voi – diceva uno – proprio oggi ho un mal di testa pazzesco. Mi dispiace tanto - neppure io posso - faceva da eco un altro – proprio oggi devo portare i miei maialini a sguazzare nel fango al baby-porking, c'è una festa!

Accadeva così, in modo sistematico, che tra lamentele e ripensamenti le rimostranze dei maiali riguardo il loro trattamento si limitavano alle mere invettive. 

Oltretutto i maiali, si sa, non sono tutti uguali, tra questi ve ne erano alcuni, stranamente quelli che godevano di maggior credito tra la comunità suina, ai quali gli uomini avevano concesso il privilegio di poter uscire ogni tanto fuori da quella stanza puzzolente per respirare un po' d'aria pura. 

Questi animali potevano, una volta al mese, uscire in un recinto all'aperto e stare alla luce del sole grufolando tra l'erba verde di un prato sintetico. Certo, sempre di recinto si trattava e oltretutto l'erba era finta; ma comunque gli animali erano consapevoli di trovarsi in una condizione migliore rispetto ai loro simili e questo gli conferiva una sorta di privilegio sociale ed una posizione di gradita supremazia.

Così, ogni volta che qualcuno insisteva più degli altri nelle proteste, o addirittura sembrava deciso ad opporsi davvero agli uomini, loro mettevano in atto l'opera di persuasione che gli garantiva il trattamento speciale. - Dovete capire - dicevano - che persiste una grave situazione economica, c'è crisi e quindi dobbiamo fare i dovuti sacrifici affinché i nostri figli possano godere dei benefici un giorno. Di solito tanto bastava a calmare i maiali più sovversivi, ma se ciò non accadeva avevano altri argomenti: - cari amici porci – dicevano – non prestiamo orecchio alle illazioni di chi vuole convincerci a cambiare la nostra situazione, potrebbe peggiorare ancora! 

A volte qualcuno argomentava che il cibo era schifoso perché consisteva in scarti di frutta, carcasse di altri animali, il tutto condito con sapori sintetici. Loro replicavano che c’era chi non le aveva quelle cose e pertanto era un privilegio. Alla fine i maiali desistevano e proseguivano la loro misera vita tra la penombra ed il letame di quel luogo squallido che loro chiamavano “casa”.

Un giorno però, i dirigenti dell’azienda decisero di cambiare attività e non potendo trasferire gli animali, che nel frattempo erano raddoppiati in numero, in un altra fattoria, decisero di abbatterli.

Quando la notizia si sparse tra i suini, vi fu il pandemonio; ognuno voleva scappare ma non potendolo fare, si affidava all’illusione alla quale si era aggrappato durante la propria vita. 

Alcuni di strinsero intorno alle istituzioni (i famosi porci privilegiati) chiedendo aiuto e assistenza contro quell’infame fine:
le istituzioni risposero che sarebbe stata loro cura tutelarli e quindi non v’era motivo di preoccuparsi.

Altri, più devoti, si ricordarono della loro religione e pregarono il grande dio porco di salvarli: 
i sacerdoti risposero che sarebbe stata loro cura tutelarli e quindi non v’era motivo di preoccuparsi.

Vi furono anche quelli che, più Illuminati dei loro simili, si erano prodigati nella ricerca della conoscenza per conseguire una serie di interessi personali, avendo però cura di mascherarli da interessi comuni. A questi i loro “fratelli” sottoposti, si rivolgevano chiedendo aiuto. 
I gran maestri risposero che sarebbe stata loro cura tutelarli e quindi non v’era motivo di preoccuparsi.

Quando entrarono gli uomini a prendere il primo porco, scese un silenzio surreale nella stanza. Non un filo di voce, un sussurro usciva dalla loro bocca terrorizzata. Tutti i porci che facevano parte del proletariato, guardavano con ansia i porci istituzionali, i venerabili porci maestri ed i porci sacerdoti, certi che qualcosa era stato organizzato a loro tutela. 

Appena gli uomini ghermirono il primo animale, questi emise un atroce urlo al quale tutti gli altri fecero eco. Nel panico generale, gli uomini uscirono con la bestia che si contorceva e dimenava come un ossesso e, portatolo nel mattatoio, impassibili lo sgozzarono. Gli altri maiali potevano sentire distintamente le urla del poveretto, che via via si facevano più flebili e assomigliavano ora ad un latrato più che un grugnito. Poi più nulla; silenzio assoluto.

Nella confusione che si era generata, le autorità suine tentavano di ristabilire l’ordine. 

- Non è nulla – dicevano – si è trattato soltanto di un normale T.s.o. (trattamento suino obbligatorio), il poveretto era gravemente malato ed ora, dopo le necessarie cure sta certamente meglio [all’altro mondo n.d.a.]. 

Le porche autorità sapevano bene di mentire, ma erano altresì convinte, anzi certe, che, come in passato, anche questa volta gli uomini avrebbero continuato a riservargli un trattamento migliore; addirittura qualcuno pensava che la mattanza era un’occasione, un’opportunità per dare una bella sfoltita a questa torma di porci, in modo tale da poter usufruire dello spazio lasciato dai malcapitati - più larghi e con condizioni di vita migliori per noi! – dicevano.

I maiali rimasti, che nel frattempo stavano rimuginando sulle parole delle autorità, non fecero in tempo neppure a calmarsi, tanto erano scossi da quanto era appena accaduto, che la porta si spalancò di nuovo e questa volta non uno, ma bensì due maiali vennero trascinati fuori dagli uomini. 

Ancora una volta scoppiò il finimondo, anche più di prima, ma ancora una volta le porche autorità diedero la loro versione dei fatti. - Trattasi di maiali disturbati psicologicamente – asserirono a giornali e televisioni – state tranquilli si tratta di una semplice operazione per la vostra incolumità. 

Questa volta però i più alti rappresentanti suini, si riunirono per discutere di ciò che andava fatto.

- Gli uomini vogliono ucciderci tutti – esordì il primo – ma no, si tratta soltanto del solito prelievo di natale – disse un altro. Così istituirono un’associazione apicale, L’U.E. o Unione Europorca, e presero accordi con gli uomini per salvaguardare la – loro – sopravvivenza.

Gli accordi stabilivano che sarebbero stati loro stessi a indicare chi doveva essere macellato, in cambio avrebbero continuato a godere dei loro privilegi e magari ampliarli. 

Per fare ciò dovettero istituire una opportuna forza di polizia: l’Europork, una forza di polizia totalmente asservita al regime che, con la scusa di difendere la comunità suina, in realtà aveva il compito di stroncare ogni possibile rivolta, depistare la verità e individuare gli eversivi che sarebbero poi stati inseriti nell'elenco dei suini per l’eliminazione fisica. 

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, vista la cospicua presenza di porci, non fu affatto difficile istituire una polizia di tal genere. 

A questi maiali, che avrebbero dovuto reprimere con la forza ogni forma di giusta opposizione, venne garantito un trattamento appena appena migliore rispetto alle loro vittime; ma tanto bastò affinché torme di disperati, ansiosi di migliorare a qualsiasi costo la loro posizione e incuranti delle indicibili ingiustizie che sarebbero stati chiamati a compiere, giungessero da ogni angolo della stanza per arruolarsi. 

Avvenne così che nell'arco di qualche tempo gli sgozzamenti divennero una routine come tante. 

Quasi ogni giorno veniva consegnato agli umani un elenco contenente i maiali definiti “socialmente pericolosi”, questi venivano presi il giorno stesso per essere sgozzati. Il governo porco rivolse le proprie attenzioni inizialmente nei confronti dei maiali liberi pensatori, dei filosofi che non si erano genuflessi a quel sistema e, più in generale, a chi possedeva un minimo di cultura che gli aveva consentito di coltivare il pensiero libero e indipendente, che in ogni regime che si rispetti viene giudicato sovversiva e quindi pericoloso per la sopravvivenza del regime stesso. 

Tale operazione offrì il grande vantaggio di togliere ogni possibilità di raziocinio a quella massa suina oramai assuefatta, rincoglionita dall’informazione di regime e pertanto incapace di pensare autonomamente. 

Fatta piazza pulita di questi pericolosissimi delinquenti, si passò poi ai senza tetto, ai disoccupati ed ai pensionati, in tal modo il governo poté vantarsi, questa volta a ragione, di aver risolto in un colpo solo l’annoso problema degli alloggi, del lavoro e delle pensioni, tutto in una sola volta. 

Ma non bastava ancora, gli uomini volevano altro, volevano tutto; i vertici politici dell’U.E. avevano bisogno di prendere altro tempo per pensare al da farsi. Così arrivò il turno degli impiegati, giudicati dal governo inutili e parassiti; degli operai che non avevano più motivo di esistere. Ma ancora non bastava e così si passò alle famiglie, ma per far questo si dovette prima distruggere il concetto stesso di famiglia, dal momento che un padre ed una madre avrebbero lottato fino alla morte per i propri figli, quale migliore soluzione se non quella di disintegrare il concetto stesso di famiglia? In tal modo i nuovi nati sarebbero stati isolati, totalmente soli di fronte al sistema e quindi infinitamente più deboli. 

Ma gli uomini volevano ancora altre vittime, quindi i maiali più illuminati decretarono che era giunto il momento di eliminare la religione. Bastò portare alla luce le nefandezze di quanto i sacerdoti, loro antichi alleati, avevano fatto nel corso del tempo, guardandosi bene di far trapelare gli accordi che questi avevano preso con gli altri poteri, affinché non emergesse tutta la compromettente verità. Quando anche la religione cessò di esistere, vennero sacrificate le Forze dell’Ordine e l’esercito, ma in questo caso fu sufficiente dare l’ordine di seguire gli uomini fino al patibolo per il bene della porca patria; da tempo militari e polizia erano abituati a non pensare più con la loro testa, ma piuttosto ad obbedire ciecamente senza mai chiedersi perché.

Piano piano i maiali si assottigliarono sempre più fino a quando rimasero soltanto in tre, il gran maestro, il presidente e il capo della chiesa suina che era stato risparmiato in quanto confratello. 

Questi, fatta una riunione segretissima, dal momento che erano restati solo loro, decisero come comportarsi riuscendo finalmente a comprendere cosa andava fatto: - fratelli! - disse il gran maestro – l’uomo è cattivo perchè vuole noi tre morti! Vuole anche il nostro sangue! Non bastava quello di tutto il nostro popolo che gli abbiamo offerto? dobbiamo ribellarci! - Giusto! – fece eco il presidente – ma cosa possiamo fare da soli noi tre? - Siamo soltanto tre vecchi porconi! – disse saggiamente sua porchità e finalmente si resero conto di cosa davvero fossero: tre carcasse viventi destinate a diventare ben presto prosciutti e salumi vari. Così in un solenne clima venne decretato di andare di propria volontà al mattatoio per farsi scannare.

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