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martedì 24 aprile 2018

Informazione ufficiale uguale informazione di regime?

L'informazione ufficiale è da sempre il cane da guardia del potere ufficiale; anche se in un senso totalmente diverso rispetto a quello consuetamente attribuito a tale definizione. Basti considerare che l'albo dell'ordine dei giornalisti non è mai stato abolito da quando venne fondato durante il ventennio. 
Non solo, ma una delle primissime leggi, promulgata nel 48 da un'assemblea antifascista, fu il mantenimento dell'albo proprio per consentire di mantenere integro quel filo conduttore, un cordone ombelicale tra la Stampa e lo Stato, affinché i dissensi della prima sulle attività  del secondo non prevaricassero oltre la mera, ipocrita, ufficialità. Partendo da tali semplici presupposti appare evidente che anche in questo Paese, al pari di ogni altra democrazia, vige il principio di "informazione ufficiale", quale strumento di gestione e controllo della popolazione. 
Le rivoluzioni infatti si esprimono nelle piazze, è vero, ma è altrettanto vero che nascono prima di tutto nelle idee. Quindi controllando l'informazione si gestisce anche il processo cognitivo di massa e da qui si arriva ad influenzare anche pesantemente il comportamento sociale. 
Ben vengano quindi le testate giornalistiche davvero libere e indipendenti, scevre dalle c.d. "linee editoriali" che altro non sono se non le veline di mussoliniana memoria.
Sta a noi, il popolo, comprendere quali siano i meccanismi e gli scopi di un'informazione distorta e con chiari scopi di controllo. Dobbiamo prima di tutto ricordare a noi stessi che le nostre decisioni ricoprono un grande peso sociale. Quando, infatti, l'informazione riesce nell'intento di influenzare le nostre scelte, ci dirigiamo semore più verso gli scopi, sempre egoistici e personali, del Sistema. 
Impariamo ad informarci, abituiamoci al contraddittorio attingendo da fonti indipendenti e forse saremo davvero liberi di pensare e scegliere. 

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