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sabato 31 marzo 2018

La recensione integrale del libro di Armando Broggi "Il Metodo degli Dei"

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Armando Broggi, esperto di antiche civiltà, si cimenta, in questo appassionante lavoro, nella dimostrazione della sua teoria secondo cui, le antiche costruzioni megalitiche, nella tradizione attribuite dagli Dei, sarebbero state realizzate mediante l'uso di conoscenze scientifiche sconosciute. I costruttori di questi, identificati negli antichi dei della mitologia, impiegarono un metodo architettonico fuori dai canoni consueti tanto da non potere essere valutato neppure attraverso le più moderne tecniche.
Seguendo a ritroso gli insegnamenti degli Dei, racchiusi nei mitici racconti presenti in ogni parte del mondo, emerge il loro tentativo di civilizzazione nei confronti della razza umana, quando questa ancora versava in un completo stato di barbarie e forse, ricorda l'autore, ancora lo è.
Broggi sviluppa la propria teoria partendo dalle proprie esperienze nei tanti viaggi per il mondo: Egitto, Sudamerica, Libano e tanti altri posti dove sono ancora presenti, testimoni di un'ancestrale civiltà, i monumenti megalitici. In Egitto visita Memphis Saqquara e, naturalmente, Giza con le famose piramidi. Qui resta affascinato dalla costruzione ma, ancor di più, perplesso su come questa sia stata realizzata. Un livello ingegneristico semplicemente sconosciuto. Esperti indiscussi nel campo della metallurgia, ma anche nella matematica, gli antichi egizi realizzarono la Grande Piramide, attribuita a Cheope, con magistrale precisione. Troppa precisione, secondo Broggi, per non far quantomeno immaginare che le tecniche di costruzione usate siano in parte sconosciute, forse andate perdute nel tempo. Passando dalle piramidi d'Egitto ai megaliti sudamericani, Broggi rinviene tramite una serie di indizi che i megaliti possono risalire a 10 - 15 mila anni fa. Così come a Ballbek, in Libano, onnipresenti sono le tracce lasciate da sconosciute civiltà, la cui costruzione è stata attribuita dai nostri antenati agli Dei portatori di civiltà.
Il peso è, secondo Broggi, la costante da cui partire per tentare di portare alla luce le tecniche usate; il peso dei megaliti è semplicemente impossibile da supporre anche mediante le più avanzate tecnologie, ciò indurrebbe a pensare che per la realizzazione delle opere proprio tale parametro, il peso, sia stato semplicemente evitato.
Ma porta a pensare anche che tali opere, secondo Broggi, semplicemente non sono state create dall'umanità, almeno per come la intendiamo oggi. Ma chi erano questi Dei? Definiti sopravvissuti a chissà quale cataclisma il cui retaggio si è perso nel tempo, questi esseri vengono ricordati dalle varie antiche cultura più come sopravvissuti, sfuggiti ad un disastro forse di proporzioni planetarie che li ha condotti qui, sulla terra. Secondo un'antichissima scuola, sarebbe la civiltà Assira, tra le prime dove si riscontra la traccia dell'opera "divina". La cultura assira è retaggio di una cultura, ancora più antica, tramandata da abitanti di altri pianeti?
Broggi passa poi ad esporre la propria teoria premettendo che nessuno nemmeno una tecnologia aliena è capace di sollevare, trasportare e posizionare megaliti del peso fino a 2000 tonnellate ma, se riferito unicamente alla massa, ciò sarebbe possibile. In altre parole: operando sulla massa, piuttosto che sul peso di un corpo, questo può essere gestito a prescindere dal proprio peso. Secondo Broggi gli Dei sapevano come intervenire sulla massa oscura che da sola forma, in teoria, circa il 90% della massa totale dell'universo.
Dai "Moai" dell'isola di Pasqua, alla Megalitica Stonehege britannica, passando da Gobekli Tepe in Turchia fino alle recentissime scoperte megalitiche indonesiane, il filo conduttore che getta una spessa coltre di mistero è sempre uno: il peso, impossibile da muovere, di quelle strutture che, a dispetto di qualsivoglia cognizione tecnologica, sono state erette e restano lì, impassibili, a testimonianza di un sapere sconosciuto e certamente più avanzato del nostro.
Servendosi dei concetti espressi dalla fisica, e attraverso un metodo di indagine, Broggi con razionale sagacia scientifica e richiamando le antiche testimonianze racchiuse nei bassorilievi dei monumenti, individua nel suono, un possibile mezzo tramite cui gli Dei avrebbero plasmato la materia per realizzare le opere megalitiche.
Proprio la valutazione attenta delle incisioni megalitiche raffiguranti le attività divine fornirebbero, secondo Broggi, diversi spunti per comprendere quello che lo stesso autore definisce come "metodo dimenticato". Gli Dei avrebbero quindi portato civiltà e conoscenza agli umani, insegnando ciò che oggi sappiamo e mostrando la propria conoscenza superiore attraverso le costruzioni megalitiche.
La scoperta del metodo resta comunque collegata al concetto di "Purezza", ad un livello spirituale oltre che evidentemente materiale; e forse proprio ciò ha impedito che a l'umanità attingesse anche a questa conoscenza. Broggi conclude il proprio lavoro domandandosi se l'umanità, una volta acquisito l'immenso potere di manipolare la materia, fosse in grado di farne un uso civile o se, molto più probabilmente, sarebbe orientata ad utilizzare tali conoscenze a scopo bellico. Una domanda che, dati alla mano, appare orientata inequivocabilmente alla seconda risposta essendo questa civiltà orientata alla guerra, alla conquista fino ad arrivare all'autodistruzione.

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