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lunedì 21 maggio 2012

La religione cattolica e quella cristiana.

Parlare di religione è sempre molto difficile, specialmente quando lo si fa partendo da presupposti di fede e non da cognizione storica. Personalmente, pur avendo dedicato anni di studio, non mi sento affatto un esperto in materia. Non fosse altro che per la vastità dell'argomento (e parliamo soltanto di Cristianesimo e Cattolicesimo, figurarsi a parlare di tutta la religione). Nonostante ciò, penso di non sbagliarmi ad affermare che un dialogo sia possibile soltanto se gli interlocutori siano disposti a prendere in considerazione i fatti storici in modo imparziale, distaccato.

A mio avviso, chi è credente, il fedele, mal si presta a questo tipo di approccio, proprio in considerazione di un coinvolgimento personale diretto, chi sceglie la propria fede ne è coinvolto in prima persona. Sotto questo aspetto, per esperienza personale ho riscontrato che gli evangelisti, rispetto ai cattolici, sono in percentuale molto più coinvolti e di conseguenza meno disposti al confronto imparziale. Ma ciò soltanto perchè spesso l'evangelista è una persona che ha scelto la propria religione e questo al contrario della stragrande maggioranza dei cattolici, che seguono la chiesa di Roma principalmente per una tradizione intrapresa dai propri padri e che in Italia è fortemente radicata.

Dicevo quindi che l'evangelista, ubbidiente alla Bibbia, pone la fede al primo posto nella propria vita. Senza confronti, senza bisogno di prove. Anzi spesso, voler mettere alla prova la propria fede, le proprie convinzioni, può essere interpretato dalla Chiesa, addirittura come voler mettere alla prova Dio stesso, e se fossimo convinti di ciò questa domanda nascerebbe sponatena in noi: e chi siamo noi per farlo?
Non credo quindi, sia possibile fare un confronto sereno con un convinto fedele. La fede vera è cieca, incondizionata, senza compromessi di alcun genere.

Tanto per essere più chiari, cercando il termine 'fede' nell'Enciclopedia Treccani ho trovato questa definizione: "Credenza piena e fiduciosa che procede da intima convinzione o si fonda sull’autorità altrui più che su prove positive". Basterebbe tale definizione per scoraggiare qualsiasi confronto con un credente. E ciò porta il mio raggionamento alla conclusione che il vero fedele, sviluppa un sentimento irrazionale e sviscerato nei confronti dell'oggetto della propria adorazione, oltre che ad una forma estrema di fanatismo nei confronti del proprio Dio.

Nella religione cristiana, il fedele si identifica come l'eletto, il prescelto da Dio e tutti coloro i quali non sono d'accordo con le Sacre Scritture, sono conseguentemente degli iingannati, sedotti dal diavolo e di conseguenza potenzialmente condannati all'inferno (a meno che non si convertano alla fede - quindi via il pensiero indipendente). Questa filosofia, dalla quale le religioni monoteiste, hanno pienamente attinto per secoli e ancora attingono nei paesi meno "occidentalizzati" al fine di imporsi su tutte le altre religioni, non prevede il confronto razionale, la confutazione attraverso le prove, ma unicamente la cieca fiducia, che si traduce appunto nella fede. Questo ragionamento totalitarista, è stato fondamentale per annullare le altre forme di religione, precedenti al Cristianesimo. 

Per il cristiano, credere incondizionatamente alla parola del proprio Dio, è l'unico vangelo che un credente può accettare, poichè nessuno può comprendere la Maestà Divina (ecco quindi la necessità del dogma cattolico ed il limite cristiano che l'unica cosa perfetta è la parola di Dio racchiusa nella Bibbia). Personalmente rispetto le varie confessioni cristiane, ma non le condivido soprattutto per le contraddizioni nelle quali sia quelle cristiane che cattoliche, inevitabilmente incorrono.

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