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mercoledì 2 maggio 2012

La cara vecchia strategia politica di buttare fango per depistare l'attenzione.

È da qualche giorno, precisamente dal 27 aprile quando Grillo ha fatto il suo comizio Palermo, che la politica italiana è in fibrillazione. Prima tacciavano Beppe Grillo di populismo, di demagogia, adesso la nostra classe politica, attraverso i soliti giornalisti-galoppini, accusa il fondatore del movimento “5 Stelle” di utilizzare un linguaggio mafioso al pari di quello adoperato negli anni 80 da mafiosi di eccellenza come Ciancimino e Badalamenti.

Basta solo un pretesto qualsiasi, un paragone affatto fuori luogo, per scatenare confusione e cercare di depistare l'orientamento elettorale, sempre più favorevole a questo movimento, che rappresenta insieme la sconfitta della politica tradizionale, marcia fino al midollo, unitamente alla crescente disperazione del popolo italiano, che forse ha capito finalmente di non aver mai avuto Santi ai quali votarsi.

Così, il politico di "Sinistra e Libertà" Claudio Fava, figlio del giornalista Pippo Fava assassinato dalla mafia negli anni ‘80, non perde occasione di adoperarsi a fare la classica politica nostrana: che da sempre prevede l’utilizzo di strumenti classici quali fraintendimento e mezze verità. L'invito viene prontamente colto dalla quasi totalità delle testate giornalistiche nazionali e il gioco è fatto: Grillo è un mafioso.

Lo fanno nel modo classico della strategia del discredito, ovvero prendendo una frase e storpiandone il significato nella sua parte finale. Ecco quindi che la battuta provocatoria di Grillo, il quale paragona in maniera provocatoria e irriverente (quindi in perfetta sintonia con il proprio stile), questo modo di governare alla mafia, affermando che almeno: "La mafia non strangola i propri clienti". Basta poco quindi per imbastire una campagna del discredito, la macchina nel fango ben lubrificata e rodata da decenni di pratica, fa sì che tale frase divenga: "La mafia non strangola, il governo si".

Purtroppo per questa vecchia classe politica, esperta in inganni e raggiri, oggi è possibile per chunque andare direttamente a consultare le fonti. È possibile fare a meno in questa gentaglia. Chi era presente a Palermo il 27 aprile e chi andrà a vedere i video originali (postati alla fine dell'articolo) che riporta pari pari le dichiarazioni di grillo, non avrà bisogno di interpreti per comprendere il vero senso delle parole espresse. Il paragone è chiaro e soltanto chi vuole fare demagogie, nel tentativo di non perdere l'agognata poltrona, ne distorce il senso.

Nel discorso di grillo, è lapalissiano che la mafia viene interpretata per ciò che realmente ha fatto per anni: una enorme sanguisuga, un vampiro che effettivamente non strangolava totalmente (nel senso di uccidere) le proprie vittime, ma piuttosto consentiva loro un flebile alito di vita affinché potessero continuare a vivere e perciò a pagare. E questo non per umanità, assolutamente no. Piuttosto, al pari di un consumato usuraio, aveva creato con la proprie vittime, una forma di convivenza, la stessa che esiste tra un parassita e l'organismo che lo ospita.

Lo Stato invece, nel tentativo di compiacere le varie banche e il Fondo monetario internazionale, non ha interesse alcuno affinché l'organismo ospite sopravviva, poiché rispetto alla mafia ha il vantaggio di non avere un nemico, che paradossalmente era rappresentato proprio dallo Stato (o almeno una parte).

Mac’è di più. Credo di non dire nulla di nuovo nell’affermare che è proprio lo Stato-Governo ad essere ormai divenuto mero esecutore dei poteri forti.

Rispetto alla mafia, quindi, lo Stato-Governo non ha necessità di mantenere una facciata assistenzialista facendo sorgere in tal modo un silenzio omertoso da parte di chi ne subisce suo malgrado gli abusi,  poiché non avrebbe in teoria nulla da temere. I partiti tradizionali infatti, imbevuti dalla logica pragmatica di corruzione e clientelismo, sono da sempre impegnati a raggiungere l’unico e solo obiettivo: tenersi stretta la poltrona in Parlamento.

Il vero elemento imprevisto, pericoloso e rivoluzionario (almeno nei confronti del tradizionale modo di pensare della politica nostrana) è nato proprio con il Movimento Cinque Stelle. L’imprevisto risiede proprio nel fatto che questo sia un vero movimento popolare, creato da liberi cittadini, accomunati da un unico obiettivo: la consapevolezza di dover cambiare questa mentalità politica ipocrita, egoista, disonesta e falsa, e che nessun partito tradizionale porterà davvero giustizia ed equità, poichè altri sono gli interessi. Pertanto, sono i cittadini stessi a dover scendere in campo, per tutelarsi, per cercare di evitare questa forma di regime economico.

Le banche, le multinazionali, le holding, le corporation, non hanno più bisogno neppure dei tradizionali burattini politici nostrani, poiché ormai da mesi hanno messo i propri uomini in prima linea, non necessitano quindi di intermediari. Sono capacissimi di farlo da soli, attraverso leggi e decreti degni di un tiranno, a creare presupposti necessari ad abolire qualunque forma di diritto sociale, inaugurando così una forma di regime economico che prevede la schiavitù ad oltranza. Ne abbiamo avuto un piccolo assaggio, il resto sta arrivando.

BEPPE GRILLO A PALERMO: GIUDICATE VOI

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